Recensione di “Lo Skryun #2- L’avvento dell’Ombra” di Vincenzo Valenti

“Lo Skryun- L’avvento dell’Ombra” è il secondo romanzo della saga dieselpunk scritta e prodotta da Vincenzo Valenti; vi avevamo parlato del primo volume qui.

In questo secondo libro, riprendiamo le avventure dello sfortunato nano Marx, orfano del suo corazzato e alle prese con degli orchi feroci, primitivi come da tradizione, ma con una organizzazione tribale e meno cartoonishly evil della tradizione: rivisitazione che potrà piacere agli amanti degli high-fantasy non convenzionali. Ho apprezzato molto i parallelismi tra l’URSS e l’impero nanico, non più solo rimandati al nome del nostro “eroe”, ma anche da una serie di elementi della società (primo fra tutti, l’appellativo “compagno”).

Il vero fulcro della storia, tuttavia, non è più il nostro vecchio protagonista, qui messo un attimo da parte, bensì un nuovo sfortunato personaggio: una donna umana che vedrà l’avvento dell’ombra sotto molti punti di vista, letterale e metaforico. In questo volume, infatti, gli umani ne escono con un ruolo preponderante e, seppur più arretrati da un punto di vista tecnologico, la loro crudeltà ma anche i loro sentimenti saranno il cardine della narrazione.

Contrariamente a quello che mi aspettavo di leggere, non ci saranno gli elfi: dovremo aspettare il terzo volume per saperne di più sulla guerra presentata nel primo libro. Questo secondo romanzo mette come su una scacchiera tutti i personaggi, impostati e pronti all’azione e allo scontro che vedremo nei prossimi episodi: non ho usato questa parola a caso, poiché ho avuto l’impressione che l’influenza della cultura pop televisiva fosse importante in questo libro e ho avuto la sensazione di stare guardando “l’episodio dedicato agli umani”.

La storia è molto più articolata che nel primo volume, la presentazione del villain è talmente lunga da essere probabilmente la trama stessa del libro: è stato come guardare la trilogia prequel di Star Wars senza sapere cosa capiterà esattamente a Darth Vader, ma sperando solo che tutte le sfighe smettessero di inseguirlo e, seppur malvagio, desiderando tifare per lui con la musichetta dell’impero. Il fatto è che il vero cattivo viene alla luce (ops, forse non ho usato la parola corretta…), ma uno dei tragici villain emerge con maggiore prepotenza e incisività, e già so che non riuscirò ad odiarlo nel futuro. Anzi, qui lo dico e non lo nego, spero in una redenzione e in un pallido happy end.

Sebbene la trama mi abbia preso da subito e non vedessi l’ora di leggere questo volume, ho dovuto pensarci un po’ se recensirlo o meno, poiché la violenza è un tema portante nel libro: bambini uccisi, violenza sessuale, scene crude e pesanti sono stati per me difficili da leggere e, lo dico chiaramente, se non avessi apprezzato tanto il primo probabilmente avrei evitato di leggerlo. Tuttavia, sono felice di essere stata avvisata prima dall’autore e, ancora di più, di aver terminato la lettura, poiché credo che il romanzo meriti, nonostante le scene violente non siano tanto nelle mie corde.

Lo stile è, come sempre, asciutto e improntato alle descrizioni delle scene di azione; il ritmo è serrato, nessun punto morto, complice una piacevole alternanza di punti di vista narranti e una lunghezza contenuta. Il mio consiglio è di fare attenzione ai titoli dei capitoli che indicano il momento temporale: a differenza del primo, caratterizzato da flashback, qui tutto avviene in poco tempo, ma è sfasato con elemento centrale l’eclissi.

In conclusione, un romanzo avvincente, crudo e non facile, ma che potrà essere apprezzato dai fan del primo volume, del dieselpunk e delle rivisitazioni delle razze highfantasy.

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