Recensione di “Il tessitore di ombre” di Simona Affabile

“Il tessitore di ombre” è un romanzo dark/epic fantasy scritto e prodotto da Simona Affabile, booktuber e appassionata del fantastico.

Si tratta di un romanzo dal complesso wordbuilding, che lo pone a metà tra il classico epic fantasy con ambientazione magica e divisa in razze (e, al loro interno, in molte classi sociali) e i personaggi tipici del dark, come licantropi e vampiri. La protagonista, Beatrix, fa la sua comparsa come ragazza spaventata dalla brutalità quando assiste all’attacco del suo villaggio, ma, appena le viene data la possibilità, sceglie di vendicarsi in modo altrettanto brutale e spietato, attingendo alla sua parte più malvagia. Per centinaia di anni, il suo destino da vampira è quello di uccidere, nutrirsi delle sue prede e vivere un’esistenza tutto sommato oscura, finché non le capita davanti una scelta senza precedenti: uccidere un bambino, il figlio di una sua amica, cosa che lei non riesce a fare. In una tela di misteri, intrighi e segreti, Beatrix dovrà proteggere il bambino, sfidando l’oscurità che lei stessa si porta dentro e che la circonda.

Il genere è difficile da collocare, in quanto è un brillante mix di diversi tòpoi narrativi e di diverse ambientazioni: sebbene il mondo di Wirlamor sia fatto da maghi, vampiri, licantropi e uomini bestia, l’autrice colloca tutto in una dimensione a cui la protagonista è abituata, per cui dopo poco ci concentriamo sul mistero da risolvere. Chi è il Tessitore di Ombre che ordisce un complicato gioco di potere? Perché un bambino solo può rappresentare una tale minaccia? Il romanzo è infatti per buona parte un fantasy investigativo, dove la protagonista indaga sugli ultimi eventi importanti per il regno per comprendere chi ci sia dietro questo complotto. Nel farlo, attraverso flash-back e descrizioni, ci presenta una Beatrix combattuta, con più ombre di quanto il lettore possa aspettarsi.

Il titolo è emblematico, perché tutto il romanzo è incentrato sull’ambiguità: Beatrix racchiude in sé un demone, con cui dialoga e si scontra, che rappresenta il conflitto che ognuno ha in noi, forse solo più esplicito. Il male non è solo crudeltà e cattiveria, ma subdolamente si fa strada nei suoi pensieri con insicurezza, gelosia, meschinità, in modo quasi incontrollabile. Ambiguo è il suo rapporto con la violenza, dapprima disprezzata poi interiorizzata e quasi cercata. Ambiguo è l’amore, in un rapporto tormentato di ricatti, passione e dipendenza. Ma soprattutto ambiguo è il comando, re e nobili non sono altro che pedine in quello che, come sempre, non è altro che la ricerca di potere da parte di chi deve e vuole controllare gli altri. Il tessitore di ombre è un personaggio, ma è soprattutto un modo di raccontare la storia. Eh sì, forse Simona è proprio l’unica e vera tessitrice di ombre.

Lo stile è fluido, molto descrittivo e improntato a introdurre un wordbuilding articolato e nutrito di usi, magie, linguaggi specifici e mentalità. Magia e spiritualità vengono rielaborati in quello che sembra essere la dicotomia eterna tra “ragione” e “fede”; la magia, in questo libro, si distacca molto dai modelli classici di equilibrio con la natura, e ricorda quasi una scienza sfrenata e immorale, mentre la spiritualità sembra ricordare una speranza nell’interpretare ciò che non si può spiegare.

In conclusione, un romanzo che sarà sicuramente apprezzato dai fan dei wordbuilding complessi, dei fantasy epici e da chi vuole vedere figure vampiresche non “urbane”.

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