Recensione di “Ready Player Two” di Ernest Cline/ Review of “Ready player two” by Ernest Cline

“Ready Player Two” è un romanzo di fantascienza di Ernest Cline del 2020, seguito di “Ready Player One” del 2011, opera di grande successo da cui è stato anche tratto un film diretto da Steven Spielberg.

In un futuro dominato da povertà, disuguaglianze e disastrosi cambiamenti climatici, la vita sociale dell’umanità si svolge su una piattaforma virtuale chiamata OASIS.
Dopo aver trovato, nello scorso romanzo, l’uovo del suo creatore James Halliday, ed aver così ereditato la sua fortuna e il controllo di OASIS, Wade Watts, conosciuto come Parzival, ormai diventato un miliardario eccentrico, vive una vita solitaria nella sua torre d’avorio.
Il suo rapporto con Samantha/Art3mis è stato compromesso dalla decisione di Wade di commercializzare gli ONI, dei dispositivi virtuali che consentono all’utente di essere completamente inserito dentro OASIS senza la mediazione dei dispositivi per la realtà virtuale come visori o guanti, nonché di registrare, condividere e rivivere vividi ricordi degli utenti.

Ma un nuovo nemico all’improvviso assume il controllo della piattaforma e minaccia di ucciderne tutti gli utenti (cioè la stragrande maggioranza dell’umanità), a meno che Wade e gli altri eredi (cioè Art3mis, Aech e Shoto) non completino un’altra missione e rimettano insieme i frammenti dell’anima della “Sirena”.

Inizio con una confessione: non sono una fan di Ready Player One, e mi sono gettata sul sequel due giorni dopo la sua uscita solo perché volevo sapere se il mio preferito sarebbe tornato per il film successivo. (Recensione del film qui)

Quindi posso soltanto dire che Ready Player Two ha più o meno le stesse caratteristiche che non ho apprezzato nel primo romanzo: il grosso del testo è costituito da una lista più o meno interminabile di citazioni di videogiochi, film, show e tutto ciò che costituisce la cultura pop di un maschio bianco americano nato intorno alla metà degli anni ’70.

Ognuno di questi dettagli e aneddoti viene spiegato per filo e per segno, cosa che è divertente per chi conosce bene la materia, ma molto noioso per chi invece non sa di cosa si stia parlando.

La capacità di apprezzare questo libro è molto legata a quanto bene conoscete i fandom esplorati da Parzival: se volete fare un ripasso, vi anticipo che c’è una lunga parte ambientata nell’universo dei film di John Hughes (“Breakfast Club”, “Sixteen Candles- Un compleanno da ricordare”, “Bella in rosa” e così via); un capitolo piuttosto divertente dedicato a Prince e una sezione ambientata nella Terra di Mezzo del Silmarillon (la Prima Era).

Il libro affronta, per quanto in modo molto superficiale, il problema del cambiamento climatico e dell’opportunità di privilegiare il virtuale invece di cercare di salvare il pianeta fisico; si parla della ricerca di nuovi mondi abitabili nell’universo e della sopravvivenza della coscienza oltre la morte, insieme a una riflessione su cosa ci renda davvero umani. Tutti questi grandi argomenti sono tuttavia liquidati in poche righe e sembrano soltanto delle scuse per passare a ciò che davvero interessa all’autore, cioè il trionfo di chi ha una conoscenza enciclopedica della cultura pop anni ‘80.

La parte più incredibile di tutto il worldbuilding è senz’altro il fatto che nessun utenti di Oasis sembri aver creato nessun’altra forma d’arte che non sia legata alla fruizione in nuovi contesti dei media degli anni ’80: la musica, i film, i videogiochi e i libri sono sempre quelli.

Rispetto al romanzo precedente si nota un certo sforzo per mostrare personaggi di diverse etnie e identità di genere, anche se alle volte questo sforzo di inclusione risulta un po’ goffo (per esempio quando Wade afferma di sapere cosa si prova ad essere trans perché ha usufruito di molti filmati pornografici via ONI, registrati da persone con diverse identità di genere. Non so davvero come commentare questa affermazione).

Questo secondo romanzo incorpora il suo adattamento cinematografico: la scena in cui esplorano i luoghi dei film di John Hughes richiama direttamente la sequenza di Shining presente nel film (ma non nel libro), così come l’attenzione a come cambiano le canzoni in sottofondo, cosa un po’ faticosa da leggere ma molto immediata da rendere in un film.

In tutto questo smaccato fanservice, tuttavia, non ho potuto fare a meno di apprezzare profondamente il fan service rivolto al mio target: Ernest Cline ha fatto tornare il villain dell’episodio precedente, Nolan Sorrento, completamente a casaccio, evidentemente solo per fargli fare qualche scena figa nel film.

Si vede che Ernest Cline, che sa cosa significa essere un fan ossessivo, sa cosa vogliono gli altri fan, e non manca di accontentarli.

Dal momento che questo è esattamente ciò che speravo che succedesse, io a “Ready Player Two” do cinque stelle piene.

Grazie, fra’.

“Ready Player Two” is a science fiction novel by Ernest Cline released in 2020, sequel of “Ready Player One” from 2011, a very successful that was also adatepd into a film directed by Steven Spielberg.

In a future dominated by poverty, inequality and disastrous climate change, humanity’s social life takes place on a virtual platform called OASIS.

After finding, in the last novel, the egg of its creator James Halliday, and thus inheriting his fortune and control of OASIS, Wade Watts, known as Parzival, now an eccentric billionaire, lives a solitary life in his ivory tower.

His relationship with Samantha/Art3mis has been compromised by Wade’s decision to market the ONIs, virtual devices that allow the user to be fully inserted into OASIS without the mediation of virtual reality devices such as viewers or gloves, as well as to record, share and relive vivid user memories.

But a new enemy suddenly takes control of the platform and threatens to kill all users (the vast majority of humanity), unless Wade and the other heirs (Art3mis, Aech and Shoto) complete another mission and put the fragments of the “Siren’s” soul back together.

I start with a confession: I’m not a fan of Ready Player One, and I threw myself into the sequel two days after its release just because I wanted to know if my fave would come back for the next movie.

So I can only say that Ready Player Two has more or less the same features I didn’t appreciate in the first novel: the bulk of the novel consists of a more or less endless list of quotes from video games, movies, shows and everything that constitutes the pop culture of a white American man born in the mid-’70s.

Each of these details and anecdotes is explained in detail, which is fun for those who know the subject well, but very boring for those who do not know what they are talking about.

The ability to appreciate this book is very much linked to how well you know the fandoms explored by Parzival: if you want to refresh your memory, I anticipate that there is a long part set in the universe of John Hughes’ films (“The Breakfast Club”, “Sixteen Candles “, “Pretty in Pink” and so on); a rather funny chapter dedicated to Prince and a section set in the Middle Earth of the Silmarillon (the First Age).

The book deals, albeit in a very superficial way, with the problem of climate change and the opportunity to privilege the virtual instead of trying to save the physical planet; it talks about the search for new inhabitable worlds in the universe and the survival of consciousness beyond death, together with a reflection on what makes us truly human. All these great subjects, however, are brushed aside in a few lines and seem only excuses to move on to what really interests the author, namely the triumph of those who have an encyclopaedic knowledge of the pop culture of the 80s.

The most unbelievable part of the whole worldbuilding is undoubtedly the fact that no Oasis user seems to have created any other form of art that is not linked to the use of 80s media in new contexts: music, movies, videogames and books are always the same.

Compared to the previous novel there is a certain effort to show characters of different ethnicities and gender identities, even if sometimes this effort of inclusion is a bit awkward (for example when Wade says he knows what it feels like to be trans because he experienced many pornographic movies via ONI, recorded by people with different gender identities. I really don’t know how to comment on this statement).

This second novel incorporates the film adaptation of the first: the scene in which they explore the locations of John Hughes’ films directly recalls the sequence of The Shining that is present in the film (but not in the book), as well as the attention to how the songs change in the background, which is a bit tiring to read but very immediate to show in a film.

However, in all of this shameless fan service, I couldn’t help but deeply appreciate the fan service aimed at my target: Ernest Cline made the villain of the previous episode, Nolan Sorrento, come back completely at random, obviously just to make him do some cool scenes in the movie.

You can see that Ernest Cline, who obviously knows what it’s like to be real obsessive fan, knows what other fans want, and he doesn’t fail to deliver.

Since this is exactly what I was hoping would happen, I give “Ready Player Two” five full stars.

Thanks, bro.

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