Recensione de “Il Giardino segreto” (2020) / Review of “The secret garden (2020)

“Il Giardino segreto” è un film del 2020 che, a causa dell’epidemia del COVID, è stato subito distribuito on demand.

In Italia è disponibile su Amazon Prime.

L’omonimo romanzo di Burnett del 1910 ha avuto negli anni diversi adattamenti tra cui, il più bello a mio avviso, quello del 1993 con Maggie Smith, diretto dalla grande Agnieszka Holland. Ecco, se avete letto il libro e amato il film, fatevi un favore: evitate di soffrire un’ora e mezza con questo scempio.

Mary Lennox (Dixie Egerickx), abituata a vivere in India con la sua famiglia, perde entrambi i genitori in circostanze tragiche ed è costretta a trasferirsi in Inghilterra da suo zio Archibald Craven, che vive isolato in una casa che nasconde un mistero. L’uomo (Colin Firth), completamente depresso dopo la morte della moglie, rifiuta di vedere il figlio Colin cagionevole di salute, che è lasciato alle cure della Signora Medlock (Julie Walters), con l’aiuto della cameriera Martha. Dickon, il fratello di Martha, fa amicizia con Mary e i due scoprono un meraviglioso giardino, rimasto chiuso per anni.

Il libro era ambientato all’inizio del Novecento, ma il film sceglie di spostare gli eventi dopo la Seconda Guerra Mondiale; infatti, la pellicola si apre con una introduzione sul conflitto già presente tra India e Pakistan alla vigilia dell’indipendenza. Tutto questo non avrà nessuna importanza all’interno della storia, né vedremo alcun personaggio non inglese parlante, ma è solo la prima delle scelte senza senso di questo adattamento.

La casa di Craven, infatti, è in declino dopo aver ospitato i soldati durante la guerra, per cui tutti i domestici sono affacendati a rimettere a posto la tenuta; naturalmente anche questo non avrà la minima ripercussione sulla trama.

Il cambiamento più importante, tuttavia, riguarda la assoluta superficialità dei personaggi e dei loro rapporti. Mary dovrebbe arrivare in Inghilterra abituata ad una vita di agi da inglesi delle colonie: viziata e prepotente, dovrebbe fare molta fatica a integrarsi e finire con lo scontrarsi con la signora Medlock. Qui Mary si adatta quasi subito al clima e alla situazione in cui si trova, non ha l’odio per la natura e il giardino e non necessita del buon cuore di Martha che la spinge a vedere il bello dell’Inghilterra. Qui Martha è nera, per cui, per evitare frasi che sarebbero sembrate inevitabilmente razziste, Mary non la tratta come una serva di basso livello, ma questo elimina tutto il loro rapporto. Dickon stesso è abbastanza inutile, in quanto non si prende davvero cura del giardino. Il giardino segreto, infatti, è “magico”, un luogo senza tempo e senza stagioni, che reagisce alle emozioni delle persone, necessitando poco di giardinieri e tanto di ammmore.

Colin, tuttavia, è, insieme al padre, quello che se la passa peggio . Nel libro l’uomo avrebbe dovuto far chiudere il giardino dopo che la moglie era caduta da un albero, ma qui la donna muore di cause naturali, quindi la sua avversione verso il giardino segreto appare abbastanza pretestuosa. Colin poi non lo vediamo troppo cagionevole e non si capisce davvero perché sia costretto a letto (ha un po’ di allergia al polline e bon), per cui il ruolo del padre come figura antagonista ma protettiva, che cerca di evitare di affezionarsi a lui perché non potrebbe tollerare di perderlo, si intuisce appena. In realtà, tutta la storia di Colin è un po’ inutile, in quanto il ragazzo non vuole davvero stare con Mary e Dickon e tornare a camminare, ma viene costretto da loro con sue grandi proteste. Poco importa, tanto qui il giardino è magico; i suoi possibili problemi di salute vengono semplicemente ignorati e lui non ricomincia a camminare, se non con grande fatica e aiutato dal bastone, cosa che del resto faceva già a metà film per aprire la porta a Mary. Anche lo scontro tra le forti personalità di Colin e Mary, che nel libro rappresentava una grande sfida e occasione di crescita per entrambi, non è stato inserito nella sceneggiatura.


I temi principali esplorati nel romanzo, cioè il ritorno alla vita, la cura del giardino come metafora dell’empatia, la socialità e l’amicizia tra bambini come motore di crescita, sono completamente assenti: persino l’importanza della mentalità schietta ma di buon cuore delle persone dello Yorkshire non viene in alcun modo menzionata, se non con una sorta di omaggio, inserendo un cane di razza Yorkshire terrier tra i personaggi principali. Viene invece dedicato grande spazio al ricordo di Mary dei genitori e alla sua riconciliazione con la depressione della madre, elemento inventato di sana pianta.

Sulla signora Medlock non commento neanche, resto solo stupita dall’aver voluto un’attrice così brava per poi darle due battute in croce e relegarla a ruolo di comparsa.

La fotografia e i costumi sono bellissimi e il cane, inserito come motore della storia, sono gli unici punti salvabili; da menzionare la bravura dell’attrice protagonista che lotta contro una sceneggiatura inclemente.

La regia all’inizio è originale, ma alla quarta scena identica dei giunchi e i fili d’erba che urtano contro la telecamera in movimento avevo esaurito gli sbadigli.

Odio fare le stroncature, ma questo è davvero un film da dimenticare. Il mio consiglio è fingere che non sia mai stato girato e guardare la versione del 1993, o leggere il libro. Almeno il Covid ci ha salvato dallo sprecare i soldi del biglietto del cinema.

“The Secret Garden” is a 2020 film that, due to the COVID epidemic, was immediately distributed on-demand.


It’s currently available on Amazon Prime.


Burnett’s 1910 novel has been adapted several times over the years, the most beautiful of which, in my opinion, was the 1993 film starring Maggie Smith and directed by the great Agnieszka Holland. I’ll be honest, if you’ve read the book and loved the 1993 film, do yourself a favour: avoid suffering through an hour and a half with this disaster.

Mary Lennox (Dixie Egerickx), used to living in India with her family, loses both her parents in tragic circumstances and is forced to move to England with her uncle Archibald Craven, who lives isolated in a house that hides a mystery. The man (Colin Firth), completely depressed after the death of his wife, refuses to see his son Colin, who is in poor health and is left in the care of Mrs Medlock (Julie Walters), with the help of the maid Martha. Martha’s brother Dickon befriends Mary and the two discover a beautiful garden, which has been closed for years.

The book was set at the beginning of the twentieth century, but the film chooses to move the events after the Second World War; in fact, the film opens with an introduction about the conflict between India and Pakistan on the eve of independence. This will have no relevance within the story, nor will we see any non-English speaking characters, but it’s only the first nonsensical choice in this adaptation.
Craven’s house is in decline after having housed soldiers during the war, so all the staff is busy putting the estate back in order; of course, this too will not have the slightest effect on the plot.

The most important change, however, concerns the utter superficiality of the characters and their relationships. Mary should arrive in England accustomed to a life of comfort as an Englishwoman from the colonies: spoiled and overbearing, she should find it hard to integrate and end up clashing with Mrs Medlock. Here Mary adapts almost immediately to the climate and the situation she finds herself in, she has no hatred for nature and the garden and does not need Martha’s good heart to push her to see the beauty of England. Here Martha is black, so to avoid phrases that would have inevitably been racist, Mary doesn’t treat her as a lowly servant, but this removes their whole relationship. Dickon himself is quite useless, as he doesn’t really tend to the garden.The secret garden, in fact, is ‘magical’, a place without time or seasons, reacting to people’s emotions, needing little in the way of gardeners and much in the way of “feels”.

Colin, however, is, along with his father, the one who fares worst. In the book, the man should have had the garden closed after his wife fell from a tree swing, but here the woman dies of natural causes, so his aversion to the secret garden seems rather preposterous. Colin doesn’t seem to do that bad and we don’t really understand why he’s bedridden (he complains about hayfever and that’s it), so the role of his father as an antagonistic but protective figure, who tries to avoid becoming attached to him because he couldn’t bear to lose him, is barely suggested. In fact, Colin’s whole story is a bit pointless, as the boy doesn’t really want to be with Mary and Dickon and walk again, but is forced by them with his great protests. It doesn’t matter, because here the garden is magic; his possible health problems are simply ignored and he doesn’t start walking again, except with great effort and helped by his cane, which he was already doing halfway through the film to open the door for Mary. Even the clash between the strong personalities of Colin and Mary, which in the book represented a great challenge and opportunity for growth for both, was not included in the screenplay.

The main themes explored in the novel, i.e. the return to life, the care of the garden as a metaphor for empathy, sociability and friendship between children as an occasion for growth, are completely absent: even the importance of the outspoken but good-hearted mentality of Yorkshire people is not mentioned at all, except as a kind of inside joke, by including a Yorkshire terrier dog among the main characters.Instead, a great deal of space is devoted to Mary’s memory of her parents and her reconciliation with her mother’s depression, an element invented from scratch.

I won’t even comment on Mrs Medlock, I’m just amazed that they cast such a great actress and then gave her two lines and relegated her to the role of an extra.

The photography and the costumes are beautiful and the dog, inserted a plot device, are the only salvageable points; it’s also worth to mention the skill of the leading actress who struggles against an unforgiving script.

The directing style is original at first, but by the fourth identical scene of reeds and blades of grass bumping into the moving camera, I had run out of yawns.

I hate to be a downer, but this really is a film to forget. My advice is to pretend it was never made and watch the 1993 version or read the book. At least Covid saved us from wasting our cinema ticket money.

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