Recensione di “Fuoco sotto la terra” di Giulia Esse

“Fuoco sotto la terra” è un romanzo low fantasy di ambientazione orientale, scritto e prodotto da Giulia Esse.

La trama analizza le complesse dinamiche dello scontro tra il regno di Nadong e quello di Haeju, di cui seguiamo i due punti di vista principali, la soldata Yoon-ah e lo stratega Kang-jo, rispettivamente apparentenenti ai due regni. Yoon-ah è una generale, fedele a suo padre al punto di aver guardato il fratello e la madre morire dopo un tradimento, non portare rancore per lui e onorarlo al punto di farsi fare schiava e deportare nel regno nemico, il tutto pur di salvare la propria patria. Kang-jo ha una storia simile, ma, a differenza della donna, non nutre un sincero amore per il padre e ordisce inganni e vendette per il suo senso del dovere. Un terzo personaggio chiave fa la sua comparsa nella seconda parte del romanzo, Namgil, uno dei principi del regno di Nadong, ostaggio del nemico da anni e unica possibilità per Yoon-ah di vittoria: tutte le trame ruotano infatti al potere, alla lealtà e, soprattutto, al tradimento.

“Fuoco sotto la terra” è un romanzo con molti narratori, personaggi forti e intensi, ciononostante resta, secondo me, un libro duale. I due principali protagonisti, Yoon-ah e Kang-jo sono i due perni della storia e rappresentano, a modo loro, la medesima contraddizione: sono due persone disposte a tutto per il proprio senso del dovere, la propria etica, ma soprattutto tragicamente legati al tema del tradimento. Se la lealtà è il tema portante del romanzo, l’altra faccia della medaglia, il tradire qualcuno, è un altro punto fondamentale, che travolge e si insinua nei personaggi in modo subdolo e allo stesso tempo necessario.

I due regni sono permeati di sospetto, paura, violenza ed efferattezza. Nonostante questo, le descrizioni non indugiano mai su questi particolari, bensì sulle conseguenze che queste azioni hanno sui protagonisti. L’aspetto dell’interiorità e della riflessione è molto approfondito, tanto da fondersi in maniera organica con l’elemento fantasy presente, rendendolo molto “low”. Ci sono profezie, sciamani, spiriti, ma comunque questo appare come parte del processo di crescita spirituale dei protagonisti (in particolare Yoon-ah) e tende a non saltare agli occhi; pur essendo io un’appassionata di fantasy, ho trovato questo aspetto molto ben riuscito.

I complotti, la politica, il cinismo di strategie volte a un bene più grande o, forse, solo alla ricerca del potere mi hanno ricordato molto i romanzi di Martin, senza però accompagnarsi alla sua violenza sdoganata.

L’ambientazione si ispira al folklore coreano e questo, secondo me, è insieme il suo maggior pregio e il maggior difetto: il mondo orientale è ricco di fascino, con una mentalità molto diversa dalla nostra che può ammaliare, affascinare o creare un distacco. Personalmente mi è piaciuto il wordbuilding, ma credo che la mentalità così legata al dovere e all’onore non sia tanto nelle mie corde. Inoltre, i nomi non sono facili da memorizzare: l’ebook è strategico in quanto fornisce una traduzione simultanea ogniqualvolta si incontra una parola nuova, ma poi il lettore deve riuscire a memorizzarla (cosa che io ho fatto con grande difficoltà).

In conclusione, un romanzo interessante, con un wordbuilding approfondito e insolito: consigliatissimo per gli amanti delle atmosfere orientali.

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