Recensione di “Star Trek- The Next Generation” / Review of “Star Trek- The Next Generation”

“Star Trek- The Next Generation” è una serie televisiva creata da Gene Roddenberry e andata in onda dal 1987 al 1994; ha consacrato il franchise nell’Olimpo della fantascienza, apprezzato dai fan e scatenato il fenomeno dei trekker, portando anche a molti spin off, tra cui Deep Space Nine e Voyager.

Approcciarsi dopo tanti anni ad un tale mostro sacro è sempre difficile, ma non sono rimasta delusa, anzi, come molti altri fan prima di me, mi sono trasformata anche io in una trekker sfrenata e desiderosa di condividere meme e battute super nerd. Il mio consiglio è “guardatela”, era già così moderna e avvenieristica che non vi accorgerete nemmeno di stare guardando una serie di più di trent’anni fa.

La trama segue le vicende della nuova Enterprise, circa cento anni dopo gli eventi della Serie Originale degli anni Sessanta, con capitano Jean-Luc Picard (Patrick Stewart), primo ufficiale William Riker (Jonathan Frakes), consigliere di bordo la mezza-betazoide Deanna Troi (Marina Sirtis), ufficiale medico Beverly Crusher (Gates McFadden) con il figlio Weasley al seguito (un giovane Will Wheaton), l’androide Data (Brent Spiner) come ufficiale scientifico, Goeordi La Forge come ingegnere capo (LeVar Burton) e alla sicurezza Tasha Yar (Denise Crosby) e poi il klingon Worf (Michael Dorn).

Cento anni dopo gli eventi di TOS, la Federazione ha raggiunto la pace con i klingon (infatti Worf presta servizio a bordo) e l’Enterprise si occupa spesso di missioni diplomatiche e di esplorazione più che di scontri veri e propri, anche se troverà molti nemici temibili (tra cui i Borg) e continuerà le consuete difficoltà con gli altri imperi come il Romulano, a cui si aggiungerà anche l’ostile impero Cardassiano.

Il vero punto di forza della serie sono sicuramente i personaggi, approfonditi e piacevoli, il classico team con cui davvero lo spettatore vorrebbe esplorare la galassia. Deanna Troi, metà betazoide e quindi dotata di grande empatia, rappresenta la parte più umana e sensibile del gruppo; la sua capacità di ascoltare e consigliare contribuirà a unire l’equipaggio in modo coeso. In questa serie infatti le figure femminili non sono relegate a semplici aiuti o love interest e sono personaggi completi e con un loro arco narrativo; ciononostante Troi esibirà per sei stagioni una divisa non ordinaria con una scollatura enorme (particolare preso in giro dalla parodia Galaxy Quest).

Personalmente, mi sono innamorata di Data, l’androide. Brent Spiner ha recitato splendidamente e ha saputo donare una caratterizzazione meravigliosa ad un personaggio privo di sentimenti che tenta costantemente di diventare umano. La sua interpretazione è, a mio giudizio, uno dei punti vincenti di TNG.

Anche l’introduzione di un klingon a bordo, Worf, è riuscita nell’intento di creare ancora di più un equipaggio misto ed equilibrato. Gene Roddenberry presenta infatti un universo utopico, in cui l’umanità è riuscita a superare guerre e conflitti e con il dialogo ha portato alleanze insperate; dopo un secolo, vediamo i nemici storici del Capitano Kirk diventare alleati e questo è uno dei messaggi più importanti che la serie ci lascia. Dal mio punto di vista, il merito di Star Trek è proprio quello di presentare un universo in cui DAVVERO lo spettatore vorrebbe vivere: e così si ritrova, inesorabilmente, a immaginarsi in qualche strano nuovo mondo e a interrogarsi su quale sarebbe il suo posto all’interno della flotta stellare.

Una menzione va al capitano Jean-Luc Picard, non solo per la brillante interpretazione di Patrick Stewart, ma anche per la caratterizzazione del personaggio: Picard non ha mascolinità tossica, prende ordini dall’ufficiale medico quando serve e ascolta i consigli dei suoi sottoposti, anche quando sono civili o semplici cadetti. Picard rappresenta la modernità e l’equilibrio, la tranquillità europea e un immancabile aplomb.

Non posso, infine, non citare le molte guest star che hanno impreziosito la serie: da Whoopy Goldberg a Michelle Forbes, a John de Lancie (un favoloso ed emblematico Q).

TNG ha avuto anche diverse trasposizioni cinematografiche, cioè: “Generazioni” (in cui Kirk passa letteralmente il testimone a Picard), “Primo Contatto”, “L’insurrezione” e “La nemesi”. Quest’ultimo è stato un flop e ha segnato la chiusura del ciclo di “The next generation”; personalmente ho trovato i due di mezzo diretti da Jonathan Frakes (che interpeta anche William Riker, quindi oltre ad essere un bello e bravo attore è anche un talentuoso regista) bellissimi, “Generazioni” piuttosto noioso” e “La nemesi” non così male. Certo, avrei preferito che fosse stato diretto anch’esso da Frakes, ma alla fine mi ha coinvolto e una lacrimuccia me l’ha strappata.

In conclusione, un capolavoro rimasto tale a distanza di anni che non posso che consigliare a tutti gli amanti della fantascienza.

“Star Trek- The Next Generation” is a television series created by Gene Roddenberry and aired from 1987 to 1994; it has consecrated the franchise to the Olympus of science fiction, appreciated by fans and unleashed the phenomenon of trekkers, also leading to many spin-offs including Deep Space Nine and Voyager.

Approaching such a pillar of the lore after so many years is always difficult, but I wasn’t disappointed, on the contrary, like many other fans before me, I turned into a wild trekker, eager to share memes and super nerdy jokes. My advice is “watch it”: the show is already so modern and futuristic that you won’t even realize you’re watching a series from over thirty years ago.

The plot follows the events of the new Enterprise, about a hundred years after the events of The Original Series in the 1960s, with Captain Jean-Luc Picard (Patrick Stewart), First Officer William Riker (Jonathan Frakes), ship’s counselor and half-betazoid Deanna Troi (Marina Sirtis), medical officer Beverly Crusher (Gates McFadden) with her son Weasley (a young Will Wheaton), the android Data (Brent Spiner) as science officer, Goeordi La Forge as chief engineer (LeVar Burton) and as security Tasha Yar (Denise Crosby) and then the Klingon Worf (Michael Dorn). One hundred years after the events of TOS, the Federation has achieved peace with the Klingons (in fact, Worf serves aboard of the ship) and the Enterprise is often involved in diplomatic missions and exploration rather than actual confrontations, although it will find many formidable enemies (including the Borgs) and the usual difficulties with other empires such as the Romulan, to which will be added the hostile Cardassian Empire, will continue.

The real strength of the series is definitely the characters, in-depth and pleasant, the classic team the viewer really wants to explore the galaxy with. Deanna Troi, half Betazoid and therefore endowed with great empathy, represents the most human and sensitive part of the group; her ability to listen and advise will help to unite the crew in a cohesive way. In this series, in fact, the female figures are not relegated to mere aids or love interests and are complete characters with their own narrative arc; nevertheless, Troi will exhibit for six seasons an unordinary uniform with an enormous cleavage (a detail mocked by the Galaxy Quest parody).

Personally, I fell in love with Data, the android. Brent Spiner acted beautifully and gave a wonderful characterization to a character with no feelings who is constantly trying to become human. His performance is, in my opinion, one of the winning points of TNG.

The introduction of a Klingon on board, Worf, has also succeeded in creating even more of a mixed and balanced crew. Gene Roddenberry presents in fact a utopian universe, in which humanity has managed to overcome wars and conflicts and where dialogue has brought unhoped-for alliances; after a century, we see Captain Kirk’s historical enemies become allies and this is one of the most important messages that the series leaves us. From my point of view, the merit of Star Trek is precisely that of presenting a universe in which the viewer REALLY wants to live: and so, inexorably, they find imagining themselves in some strange new world and wondering what their place in the Starfleet would be.

A mention must go to Captain Jean-Luc Picard, not only for Patrick Stewart’s brilliant performance, but also for the characterization of the character: Picard has no toxic masculinity, takes orders from the medical officer when needed, and listens to the advice of his subordinates, even when they are civilians or mere cadets. Picard represents modernity and balance, European tranquillity and unfailing aplomb.

Finally, I cannot fail to mention the many guest stars who have graced the series: from Whoopy Goldberg to Michelle Forbes, to John de Lancie (a fabulous and emblematic Q).

TNG has also had several film adaptations, namely: “Generations” (in which Kirk literally passes the torch to Picard), “First Contact”, “Insurrection” and “Nemesis”. The latter was a flop and marked the end of the cycle of “The next generation”; personally I found the two in the middle directed by Jonathan Frakes (who also plays William Riker, so in addition to being a handsome and good actor is also a talented director) beautiful, “Generations” rather boring” and “Nemesis” not so bad. Of course, I would have preferred that it had also been directed by Frakes, but in the end I was so engaged and even shed a little tear.

In conclusion, a masterpiece that has remained so after many years and that I can only recommend to all lovers of science fiction.

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