Recensione di “Tenebre e ossa” (Netflix)/ Review of “Shadow and Bone” (Netlifx)

“Tenebre e Ossa” è una serie tv fantasy di Netflix tratta dai libri di Leigh Bardugo ambientati nel Grishaverse, cioè la trilogia che inizia con l’omonimo romanzo e la duologia di Sei di Corvi.

Il regno di Ravka, simile alla Russia zarista, è diviso a metà dalla Faglia, un luogo di oscurità in cui imperversano i Volka, esseri alati mostruosi che uccidono chiunque capiti a tiro.

Alina Starkov è una cartografa i cui tratti rivelano la sua discendenza Shu (uno dei regni limitrofi in guerra con Ravka), cresciuta in un orfanatrofio insieme all’amico Mal, un localizzatore molto abile. I due ora servono nell’esercito di Ravka.

Durante una traversata della Faglia particolarmente pericolosa in cui Mal si trova in pericolo, Alina scopre di essere in grado di evocare la luce e di essere quindi un leggendario e a lungo atteso tipo di Grisha, persone con poteri magici al servizio della corona e guidati dal tenebroso generale Kirigan.

Alina verrà dunque portata al palazzo di Os Alta dove dovrà imparare a usare i suoi poteri e a destreggiarsi tra gli intrighi di corte.

Parallelamente, nella città indipendente di Ketterdam, i tre malviventi della banda dei Corvi, Kaz, Inej e Jesper, vengono assoldati per rapire la leggendaria evocatrice del sole.

La serie è una trasposizione abbastanza fedele delle vicende di “Tenebre e Ossa”, cioè la storia di Alina, Mal e del generale Kirigan; la trama che interessa i personaggi di Sei di Corvi, invece, è completamente originale e costituisce una sorta di prequel alle vicende del romanzo.

Qui vediamo Kaz, Inej e Jesper che formano già una banda, mentre negli ultimi episodi assistiamo sullo schermo all’incontro tra Nina e Matthias, che nel libro era soltanto raccontato per sommi capi.

“Tenebre e Ossa” è uno dei pochi adattamenti televisivi che non solo non delude rispetto al libro, ma anzi per certi versi lo migliora.

In effetti il primo libro della trilogia era quello un po’ meno riuscito rispetto agli altri romanzi del Grishaverse, e Leigh Bardugo, che qui figura come produttrice esecutiva, negli anni ha maturato molto il suo stile, che qui le permette di giostrarsi nell’incastrare i Corvi nella vicenda di Alina.

Il risultato è un po’ confuso a livello di trama (con i Corvi che vanno da una parte e dall’altra progettando colpi e controcolpi, e alle volte si fatica un po’ a capire cosa ci stiano facendo lì), ma molto soddisfacente dal punto di vista visivo e di ritmo della narrazione.

Uno dei momenti più divertenti della serie è proprio la comparsa della capretta di supporto emotivo per Jesper, elemento assente dai libri ma molto azzeccato.

La storia di Alina, in particolare il suo addestramento nel Piccolo Palazzo, viene parecchio accorciata ma la scelta non disturba perché i personaggi sono ben approfonditi.

La scelta di rendere Alina di origine Shu dà una spiegazione più convincente del suo essere un’outsider (nel libro era semplicemente debole e malaticcia a causa del mancato uso dei suoi poteri) e permette di introdurre il tema del razzismo derivato dalle continue guerre volute dalla corona.

Mal, dal canto suo, è decisamente più simpatico della sua controparte cartacea: invece di ignorare la sfigata Alina nell’esercito, arrabbiarsi nel vederla potente e apprezzata tra i Grisha, per poi legare con lei solo quando gli viene espressamente ordinato di andare a cercarla, qui è il miglior amico che tutte vorremmo: la protegge, ruba cibo per lei, addirittura si mette a correre con una gamba rotta quando vede che Alina viene portata via.

Nonostante questo evidente upgrade del personaggio, è sempre difficile per il povero Mal competere con il fascino del Darkling, il generale Kirigan qui interpretato da Ben Barnes, una scelta molto azzeccata non solo per il suo talento, ma anche per il suo aspetto senza età, al tempo stesso maturo e fanciullesco.

Se proprio devo fare una lamentela, praticamente l’unica in tutto l’adattamento, non mi è piaciuto che lui le dicesse subito il suo vero nome e che dopo un po’ tutti lo usassero tranquillamente, perché la sua scoperta era un momento molto toccante e profondo nei libri.

Ma del resto il Darkling è un personaggio vagamente meno enigmatico a causa del lungo flashback sul suo passato, che nell’originale non c’era anche perché i romanzi sono narrati esclusivamente dal punto di vista di Alina.

Gli effetti speciali, le ambientazioni e i costumi sono spettacolari e incarnano alla perfezione l’universo del Grishaverse.

In conclusione, consiglio la visione della serie sia ai fan di Leigh Bardugo e del Grishaverse, che non ne rimarranno delusi, sia agli amanti del fantasy che devono ancora scoprire il suo mondo e che cercano una serie tv avventurosa e divertente.

“Shadow and Bone” is a Netflix fantasy TV series based on Leigh Bardugo’s books set in the Grishaverse, which are the trilogy that begins with the homonymous novel and the duology of Six of Crows.

The kingdom of Ravka, similar to Tsarist Russia, is split in half by the Fold, a place of darkness in which the Volka, monstrous winged beings who kill everyone in sight, are rampant.

Alina Starkov is a cartographer whose features reveal her Shu (one of the neighbouring kingdoms at war with Ravka) ancestry. She grew up in an orphanage with her friend Mal, a highly skilled tracker. The two now serve in Ravka’s army.

During a particularly dangerous crossing of the Fault in which Mal finds himself in danger, Alina discovers that she is able to summon light and is therefore a legendary and long-awaited type of Grisha, people with magical powers in the service of the crown and led by broody General Kirigan.

Alina is then taken to the palace of Os Alta where she must learn to use her powers and navigate the intrigues of the court.

At the same time, in the independent city of Ketterdam, the three thugs of the Crows gang, Kaz, Inej and Jesper, are hired to kidnap the legendary sun summoner.

The series is a fairly faithful transposition of the events of “Shadow and Bone”, which is the story of Alina, Mal and General Kirigan; the plot involving the characters of Six of Crows, however, is completely original and constitutes a prequel to the events of the novel.

Here we see Kaz, Inej and Jesper already forming a gang, while in the last episodes we witness on screen the meeting between Nina and Matthias, which in the book was only briefly told.

“Shadow and Bone” is one of the few TV adaptations that not only doesn’t disappoint compared to the book but in some ways improves it.

In fact the first book of the trilogy was the least accomplished one, compared to the other novels of the Grishaverse, and Leigh Bardugo, who appears here as executive producer, over the years has matured a lot in her style, which here allows her to juggle in intorducing the Crows in Alina’s story.

The result is a bit confusing in terms of plot (with the Crows going back and forth planning heists and counter-heists, and sometimes it’s hard to understand what they’re doing there), but very satisfying in terms of visuals and narrative rhythm.

One of the funniest moments of the series is the appearance of the emotional support goat for Jesper, an element absent from the books but very fitting.

Alina’s story, in particular her training in the Small Palace, is shortened a lot but the choice doesn’t disturb because the characters are well developed.

The choice to make Alina of Shu origin gives a more convincing explanation of her being an outsider (in the book she was simply weak and sickly because she didn’t use her powers) and allows to introduce the theme of racism deriving from the continuous wars wanted by the crown.

Mal, on the other hand, is definitely more likeable than his paper counterpart: instead of ignoring loser Alina in the army, getting angry at seeing her powerful and appreciated among the Grisha, and then only bonding with her when he’s specifically ordered to go look for her, here he’s the best friend we’d all like: he protects her, steals food for her, even runs after her carriage with a broken leg when he sees Alina being taken away.

Despite this obvious character upgrade, it’s still hard for poor Mal to compete with the charm of the Darkling, the General Kirigan, here played by Ben Barnes, a very apt choice not only for his talent, but also for his ageless appearance, which makes him look mature and boyish at once.

If I really have to make a complaint, basically the only one in the whole adaptation, I didn’t like that he immediately told her his real name and that after a while everyone used it, because its discovery was a very touching and deep moment in the books.

But then again, the Darkling is a vaguely less enigmatic character because of the long flashback to his past, which wasn’t there in the original also because the novels are narrated exclusively from Alina’s point of view.

The special effects, settings and costumes are spectacular and perfectly embody the universe of the Grishaverse.

In conclusion, I recommend the series to both fans of Leigh Bardugo and the Grishaverse, who will not be disappointed, and fantasy lovers who have yet to discover her world and are looking for an adventurous and entertaining TV series.

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