Recensione di “Shtisel- terza stagione” / Review of “Shtisel- 3rd season”

“Shtisel” è una serie tv israeliana disponibile su Netflix in ebraico con sottotitoli italiani.

Potete trovare la nostra recensione delle prime due stagioni qui

Avevamo lasciato il protagonista Akiva (Michael Aloni) sul finale della seconda stagione senza sapere se il suo matrimonio con la cugina Libbi (Hadas Yaron) sarebbe andato in porto.

All’inizio della terza, cinque anni dopo, scopriamo che i due si sono effettivamente sposati e hanno avuto una bambina, Dvorah; tuttavia le disavventure sentimentali di Akiva non sono ancora terminate.

Intanto il padre Shulem (Dov Glickman) è alle prese con difficoltà sul lavoro e l’amicizia nascente con la quasi-cognata Nechama (Miki Kam), nonché con i problemi di salute mentale del fratello Nuchem (Sasson Gabay).

Giti e Lippe (Neta Riskin e Zohar Strauss) cercano di convincere il figlio diciannovenne Yossele (Gal Fishel) a lasciare che la sensale organizzi un incontro con una possibile futura sposa, mentre Ruchami (Shira Haas) e il marito Hanina (Yoav Rotman) considerano l’idea di una gravidanza surrogata, dal momento che Ruchami ha una condizione polmonare per cui la sua vita sarebbe messa a rischio da una gravidanza.

Dopo il grande successo delle prime due stagioni, temevo che il ritorno di Shtisel, dopo ben cinque anni, sarebbe stato una delusione, in quanto è sempre difficile replicare l’atmosfera e l’ispirazione dopo diverso tempo, senza contare che i nuovi episodi sono stati girati in era di Covid seguendo un rigidissimo distanziamento.

Invece ancora una volta la serie mi ha sorpreso con la stagione finora migliore e, secondo me, più profonda e commovente: i temi affrontati sono la solitudine, il lutto, lo stigma legato alle malattie mentali e il desiderio di avere figli, a cui si affiancano le vicende più leggere, come le disavventure automobilistiche di Zvi-Arye (Sarel Pitelman) o l’iniziativa di Lippe per trovare comparse ortodosse per un film.

Con la caratteristica delicatezza che contraddistingue la serie, Shtisel 3 mi ha fatto sorridere, commuovere e affezionare ai personaggi, che emergono umani e reali in tutte le loro contraddizioni.

Nonostante l’ambientazione che può inizialmente risultare estranea, cioè la comunità Haredi di Geula, a Gerusalemme, tornare alle atmosfere di Shtisel è sempre un po’ come tornare a casa, tanto ci si affeziona ai personaggi e si inizia a vederli come dei familiari.

Non nascondo che il finale, che cita Isaac Bashevis Singer, mi ha strappato più di una lacrimuccia.

Se non avete ancora visto questa serie, vi consiglio di recuperarla quanto prima, non ve ne pentirete.

“Shtisel” is an Israeli TV series available on Netflix in Hebrew with subtitles.

You can find our review of the first two seasons here.

We left the main character Akiva (Michael Aloni) on the second season finale not knowing if his marriage to his cousin Libbi (Hadas Yaron) would go through.

At the beginning of season three, five years later, we learn that the two have indeed married and had a child, Dvorah; however, Akiva’s romantic misadventures are not over yet.

Meanwhile, his father Shulem (Dov Glickman) is struggling with difficulties at work and his budding friendship with his almost-sister-in-law Nechama (Miki Kam), as well as the mental health problems of his brother Nuchem (Sasson Gabay).

Giti and Lippe (Neta Riskin and Zohar Strauss) try to convince their 19-year-old son Yossele (Gal Fishel) to let the matchmaker arrange a meeting with a possible bride-to-be, while Ruchami (Shira Haas) and her husband Hanina (Yoav Rotman) consider the idea of a surrogate pregnancy, since Ruchami has a lung condition for which her life would be put at risk by a pregnancy.

After the great success of the first two seasons, I feared that the return of Shtisel, after five years, would be a disappointment, as it is always difficult to replicate the atmosphere and inspiration after a long time, not to mention that the new episodes were shot in Covid era, following a very strict distancing.

Instead, once again the series surprised me with the best and, in my opinion, the most profound and moving season so far: the themes dealt with are loneliness, mourning, the stigma attached to mental illness and the desire to have children, alongside lighter events, such as the car mishaps of Zvi-Arye (Sarel Pitelman) or Lippe’s initiative to find orthodox extras for a film.

With the series’ characteristic delicacy, Shtisel 3 made me smile, become emotional and attached to the characters, who emerge human and real in all their contradictions.

In spite of the setting, which at first may seem alien, that is the Haredi community of Geula, in Jerusalem, returning to the atmosphere of Shtisel always feels a like coming home, such is the attachment that you will develop for the characters so much that you’ll begin to see them as family members.

I won’t hide the fact that the ending, which quotes Isaac Bashevis Singer, brought more than a few tears to my eyes.

If you haven’t seen this series yet, I advise you to catch it as soon as possible, you won’t regret it.

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