Recensione di “I figli di Darwin” di Giulia Esse

“I figli di Darwin” è un romanzo fantasy scritto da Giulia Esse e pubblicato da Plesio Editore nel 2021.

Nonostante sia considerato un romanzo di genere fantastico, io lo collocherei più nel genere steampunk, sebbene le invenzioni, molto presenti, non siano comunque preponderanti. Ma andiamo con ordine: la storia è ambientata in una Londra in cui il dibattito scientifico infuria dopo la pubblicazione del famoso saggio “L’origine delle specie” di Charles Darwin. Quando i Conservatori riescono a fare abolire queste teorie dalla Royal Society il protagonista, Demetrius Howel, si avvicina ad un movimento chiamato “L’Ordine del Ramo Rosso”, che non ha a cuore solo la scienza, ma un progetto più ampio e più politico.

Nel giro di poco il focus dello scontro non è più meramente teorico o filosofico, ma è in gioco una guerra per cui tutta Londra è in pericolo, e forse, con lei, anche il mondo occidentale che i personaggi conoscono.

Il romanzo mette tanta carne al fuoco in poco tempo, tuffando il lettore in un mondo conosciuto ma pieno di misteri, intrighi e soprattutto una scienza che sembra capace di tutto (da qui la mia propensione nel collocarlo nello steampunk).

Il protagonista è moscio, volutamente “amorfo” (cit) e per molto tempo dimenticabile: se devo essere sincera, questa scelta mi ha convinto moltissimo, in quanto ci regala un personaggio principale comune, né eccezionale né speciale, ma il ritratto dell’uomo comune. Il romanzo, in ogni caso, gli regala un percorso di crescita interiore, sia nella vita “pubblica” che in quella privata, senza comunque andare ad eclissare le personalità più carismatiche che lo circondano (in particolare i personaggi femminili).

Personalmente ho trovato la trama troppo lineare per i miei gusti: con un’ambientazione e un antefatto così forti mi sarei aspettata qualche colpo di scena in più, ma questo potrà essere apprezzato da altri tipi di lettori. Il ritmo è a tratti discontinuo, le descrizioni sono molto elaborate per quanto riguarda le varie diatribe in corso, cosa che, secondo me, tende a rallentare la lettura. Detto ciò, io l’ho iniziato e finito mentre aspettavo la mia automobile dal meccanico e l’ho divorato senza fermarmi un attimo.

In conclusione, un romanzo piacevole, scritto molto bene e che potrà essere apprezzato dagli amanti dell’Inghilterra dell’Ottocento. Posso solo dirvi che dopo questa lettura non guarderete mai più un orologio nello stesso modo.

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