Recensione di “Stree” di Amar Kaushik/ Review of “Stree” by Amar Kaushik

“Stree” è un film horror/commedia indiano del 2018 diretto da Amar Kaushik e disponibile in Italia su Netflix, in lingua originale con sottotitoli. È stato un successo di pubblico e critica in patria, guadagnandosi dieci nomination ai Filmfare Awards e vincendo il premio per miglior regista emergente. Il sequel “Stree 2” è in lavorazione.

La storia è ispirata a una leggenda indiana sul fantasma di una donna che, durante un festival religioso che dura quattro giorni, rapisce gli uomini che vanno in giro da soli di notte e ne lascia soltanto i vestiti.

Il sarto prodigio Vicky (Rajkummar Rao), talmente bravo da essere capace di calcolare le misure di una donna soltanto guardandola, incontra una bella sconosciuta (Shraddha Kapoor) di cui si innamora immediatamente.

Intanto gli uomini della città sono nel panico perché la Donna ha iniziato a mietere vittime, ma Vicky è troppo preso dal suo amore per preoccuparsi, al contrario degli amici Bittu (Aparshakti Khurana), Janna (Abhishek Banerjee) e il libraio Rudra (Pankaj Tripathi).

La ragazza però sembra apparire soltanto quando Vicky è da solo e come pegno d’amore gli chiede di portarle code di lucertola, peli di gatto bianco e altri ingredienti per eseguire magia nera. Che sia proprio lei la terribile Donna?

Il film è un film molto riuscito di commedia e horror; pur essendo più divertente che spaventoso, ha un paio di jump scares che vi faranno saltare inaspettatamente sulla sedia.

La trama è un rovesciamento del cliché delle “dead blondes”, le belle ragazze che vengono trucidate nei film horror: in “Stree” sono i ragazzi ad essere catturati dalla terribile Donna, che prima li incanta e poi li fa sparire. E quindi sono gli uomini a temere l’arrivo inaspettato di una donna, a guardarsi costantemente le spalle, e a cui viene consigliato di non uscire da soli dopo il tramonto.

Devo ammettere che è abbastanza divertente vedere per una volta i personaggi femminili dipinti come automaticamente al sicuro dalla maledizione e anzi potenzialmente pericolosi, mentre gli uomini passano la maggior parte del tempo a stringersi l’un l’altro terrorizzati.

Ammetto di non conoscere quasi per nulla il cinema indiano, e temevo che l’umorismo potesse essere molto diverso dal nostro e che quindi il film potesse risultare un po’ noioso: invece mi ha davvero fatta ridere e ho trovato il ritmo molto avvincente.

Il protagonista è adorabilmente ingenuo e l’attore è superlativo nel destreggiarsi tra scene romantiche, buffe e di tensione.

Il duo di amici sempliciotti funziona bene ma è Pankaj Tripathi, nel ruolo del libraio esperto di storia locale e della leggenda della Donna, a rubare ogni scena con il suo tempo comico impeccabile.

Come a quanto pare accade spesso nei film indiani, in un paio di occasioni il film diventa un musical, e i personaggi si mettono a ballare e cantare senza preavviso. Le canzoni comunque sono piacevoli e concentrate nella prima metà del film, e quindi la suspence finale non viene rallentata.

Consigliato a chi apprezza il genere ibrido della commedia horror nello stile di “Auguri per la tua morte” e a chi si vuole approcciare al cinema indiano con un film divertente e godibile.

“Stree” is a 2018 Indian horror/comedy film directed by Amar Kaushik and available on Netflix. It was praised by critics and audience in its homeland, earning ten nominations at the Filmfare Awards and winning the award for Best Directorial Debut. The sequel “Stree 2” is in the works.

The story is inspired by an Indian legend about the ghost of a woman who, during a four-day religious festival, kidnaps men who go out alone at night and leaves only their clothes behind.

Wunderkind tailor Vicky (Rajkummar Rao), so good that he is able to calculate a woman’s measurements just by looking at her, meets a beautiful stranger (Shraddha Kapoor) with whom he immediately falls in love.

Meanwhile, the men of the town are in a panic as the Stree has started reaping victims, but Vicky is too dazed by his love to worry, unlike his friends Bittu (Aparshakti Khurana), Janna (Abhishek Banerjee) and librarian Rudra (Pankaj Tripathi).

The girl, however, seems to appear only when Vicky is alone and as a token of love asks him to bring her lizard tails, white cat hairs and other ingredients to perform black magic. Could she be the terrible Stree?

The film is a very successful mix of comedy and horror; while it’s more funny than scary, it has a couple of jump scares that will make you unexpectedly jump on your seat.

The plot is a reversal of the cliché of the “dead blondes”, the beautiful girls who are slaughtered in horror films: in “Stree” it’s the boys who are captured by the terrible ghost woman, who first enchants them and then makes them disappear. And so it’s the men who fear the unexpected arrival of a woman, who are constantly looking over their shoulders, and who are advised not to go out alone after dark.

I have to admit that it’s quite amusing to see the female characters for once portrayed as automatically safe from the curse and, indeed, potentially dangerous, while the men spend most of their time clutching each other in terror.

I admit that I know next to nothing about Indian cinema, and I was worried that the humour might be very different from ours and therefore the film might be a bit boring: instead it really made me laugh and I found the pace very engaging.

The main character is adorably naïve and the actor is superb at juggling romantic, funny and tense scenes.

The duo of rustic friends work well but it is Pankaj Tripathi, as the bookseller who is an expert on local history and the legend of the Stree, who steals every scene with his impeccable comic timing.

As is apparently often the case in Indian films, on a couple of occasions the film becomes a musical, and the characters unexpectedly start dancing and singing. The songs, however, are enjoyable and concentrated in the first half of the film, so the final suspense is not slowed down.

Recommended for those who appreciate the hybrid genre of horror-comedy in the style of “Happy Death Day” and for those who want to approach Indian cinema with a fun and enjoyable film.

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