Recensione di “Le cose che ti capitano di nascosto” di Antonino Geraci

“Le cose che ti capitano di nascosto” è un romanzo mistery scritto da Antonino Geraci e pubblicato dalla Epika Edizioni nel 2020. Il testo d’esordio di Geraci ha vinto il Premio Speciale della Giuria al XIV Concorso Letterario Nazionale Giovane Holden e il Premio Speciale della Giuria alla IV ed. del Concorso Letterario Nazionale “La Quercia del Myr”.

La struttura del romanzo è a diario: nel 1979, Fabio, bambino di dieci anni introverso e amante della lettura, viene mandato in una colonia estiva. Il suo unico amico e volto noto è Davide, tredicenne figlio di amici di famiglia, ma che Fabio perde di vista dopo poco e non riesce a ritrovare. Dal momento che la sua memoria è pessima, il bambino inizia ad annotare e raccontare tutto quello che gli succede sul quaderno che gli ha regalato la mamma. Dapprima si focalizza sulle sue emozioni, le sue amicizie, la mancanza di casa e il tentativo di cercare Davide, “come si è raccomandata la mamma”, ma poi il tono del testo cambia. Strane cose iniziano ad accadere alla colonia e i bambini, in apparenza, cominciano a scomparire.

Tutto il romanzo è giocato sulla percezione di Fabio, bambino particolare, additato dai coetanei più aggressivi come “scemo” e come “genio” dalla educatrice che gli si affeziona. Fabio legge molto e velocemente, nota tutto, ma ricorda poco. È lui stesso a presentarsi al lettore come un unreliable narrator, come si dice in inglese, cioè un narratore inaffidabile: Fabio ci dice chiaramente che ha una pessima memoria, che ha amici immaginari e che a volte parla da solo. Il lettore rimane così incerto fino all’ultimo se fidarsi di ciò che gli viene raccontato o di doverlo prendere con le pinze, se le percezioni e le paure di Fabio siano amplificate, distorte o correte. Ed è proprio questo uno dei punti di forza, a mio giudizio.

Fabio è un protagonista azzeccatissimo, riesce a coinvolgere e trasportare il lettore nel suo mondo, quello dei bambini; è difficile e toccante leggere e percepire quel senso di impotenza che un ragazzo di dieci anni può avere nei confronti del mondo e delle avversià. Fabio non vuole andare alla colonia, non vuole lasciare casa, e lo fa solo unicamente per ricevere il giocattolo di Goldrake al suo ritorno. Ci va perché è un bravo ragazzo, un bambino speciale. Come lui stesso narra, però, essere speciali vuol dire essere diversi, strani, e a lui questo non piace. Come narratore, ci dice tutto quello che serve per mantenere il ritmo serrato e invogliare il lettore ad andare avanti per sapere come va a finire. Ho trovato naturale ed estremamente facile affezionarmi a lui e soffrire e gioire in sua compagnia.

L’ambientazione è un altro punto di forza. La colonia estiva, per me che sono sempre andata mal volentieri in vacanza lontano dalla famiglia (la settimana in colonia in terza elementare ancora mi fa tornare i brividi), è un’ambientazione già di per sé terrificante, grande abbastanza per essere ignota ma non a sufficienza per non essere claustrofobica. Le camerate, la forzata convivenza di ragazzi molto diversi (tra cui dei bulli) e l’impossibilità di lasciare la pineta mi hanno fatto avvertire la stessa ansia mista a rassegnazione di Fabio. Anche il rapporto affetto/rancore verso gli educatori che ti intrattengono ma non ti fanno tornare a casa era davvero ben riuscito.

Non dico altro per non fare spoiler, ma la colonia estiva non è quello che sembra, così come la narrazione di Fabio, solo in apparenza infantile e frammentaria, lascerà una serie di indizi per arrivare alla rivelazione finale.

In conclusione, un romanzo scritto molto bene e carico di suspence, con personaggi approfonditi, e che consiglio a tutti i fan del genere mistero.

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