Recensione di “Wonder Woman 1984″/ Review of “Wonder Woman 1984”

“Wonder Woman 1984”, diretto da Patty Jenkins, è il sequel del film del 2017 che già vedeva Gal Gadot nei panni della supereroina della DC comics.

Nel 1984, Diana vive a Washington e lavora allo Smithsonian Museum; la sua vita è solitaria e lei ancora rimpiange la scomparsa di Steve Trevor nella Prima Guerra Mondiale. Un giorno la sua goffa collega Barbara si trova ad analizzare una pietra di scarso valore che reca un’iscrizione: chi esprime un desiderio tenendola in mano lo vedrà realizzato. Intanto l’imprenditore petrolifero Max Lord, sull’orlo del lastrico, cerca di impadronirsi della pietra, nonostante il suo scarso interesse archeologico. Dal momento del contatto con la pietra, le vite di Diana, Barbara e Max Lord verranno completamente rivoluzionate.

WW84, a causa della pandemia, ha avuto un’uscita travagliata, con numerosi slittamenti, per uscire finalmente in streaming in Italia a Febbraio 2021 (mentre la sua prima uscita negli Stati Uniti è stata a Dicembre 2020).

È stato accolto tiepidamente dalla critica, anche se è stato il film più visto sulle piattaforme digitali internazionali del 2020.

Rispetto alle atmosfere cupe e l’arco di formazione del primo film, WW84 già dalla prima scena ambientata nella contemporaneità mostra un’estetica molto diversa: la Diana che vediamo negli anni ’80 si muove con sicurezza nel mondo mortale e non ha difficoltà a sgominare i nemici che si trova davanti, pur mantenendo il suo anonimato. Le scene d’azione sono più divertenti che epiche, con gag che strizzano l’occhio agli action movies degli anni ’80.

La parte più riuscita del film sono sicuramente i villains: Pedro Pascal appare pericoloso e vulnerabile nella parte di Max Lord, riuscendo ad essere un cattivo convincente ma allo stesso tempo una persona per cui lo spettatore non può che provare una certa simpatia.

Kristen Wiig è un po’ sprecata nella parte di Barbara Minerva/Cheetah, perché dopo un interessante arco di discesa nella follie e nella ubris da antagonista, alla fine la sua parte si risolve un po’ in quattro e quattr’otto. Probabilmente si sarebbe meritata un film a sé stante in cui poter essere una degna avversaria.

Se i cattivi rubano la scena, quella che ne esce un po’ ridimensionata è la protagonista stessa: certo, Gal Gadot è sempre carismatica, ma in questo film la storia non ruota intorno a lei, che si limita a reagire per cercare di arginare le azioni di Max Lord.

Grazie a un espediente, ritroviamo accanto a lei Chris Pine nei panni di Steve Trevor e per quanto la loro storia d’amore sia toccante e abbia dei momenti piuttosto divertenti (la scena del guardaroba, parallelo di quella del primo film, e la creazione dell’iconico jet invisibile), nel complesso non aggiunge molto al loro rapporto rispetto a quanto già visto nel 2017.

Riporto che il film è stato molto criticato per una scena in cui Wonder Woman salva due bambini in Egitto, facendo loro scudo con il suo corpo, perché l’attrice Gal Gadot ha fatto parte delle IDF (le forze armate israeliane) in gioventù. Sinceramente io non ricordavo questo particolare quando ho visto il film e, se uno non conosce la vita dell’interprete, la scena non ha nulla di strano, anzi sarebbe stato un po’ discutibile se l’eroina Wonder Woman avesse lasciato i bambini in mezzo alla strada a farsi investire da un tir.

Nonostante qualche difetto (in primis la sua lunghezza, superiore alle due ore, e la criminale mancanza di hit anni ’80 nella colonna sonora), ho trovato il film godibile e divertente, e, pur non essendo all’altezza del suo memorabile predecessore del 2017, decisamente migliore di qualsiasi altro film della DC uscito nel frattempo.

Caldamente consigliato ai fan dell’eroina e del lato più spensierato dell’universo DC.

“Wonder Woman 1984”, directed by Patty Jenkins, is the sequel to the 2017 film that already featured Gal Gadot as the DC comics superheroine.

In 1984, Diana lives in Washington, DC and works at the Smithsonian Institution; her life is lonely and she still regrets Steve Trevor’s disappearance in World War I. One day, her clumsy colleague Barbara finds herself analysing a low-value stone that bears an inscription: whoever makes a wish while holding it will have it fulfilled. Meanwhile, oil entrepreneur Max Lord, on the verge of bankruptcy, tries to get hold of the stone, despite its lack of archaeological interest. From the moment of contact with the stone, the lives of Diana, Barbara and Max Lord are completely revolutionised.

WW84, due to the pandemic, had a troubled release, with numerous postponements, finally streaming in the US in December 2020.

It was lukewarmly received by critics, although it was the most viewed film on international digital platforms in 2020.

Compared to the dark atmospheres and coming-of-age arc of the first film, WW84 already shows a very different aesthetic from the first scene set in the contemporary world: the Diana we see in the 1980s moves confidently through the mortal world and has no trouble taking down the enemies she faces, while maintaining her anonymity. The action scenes are more fun than epic, with gags that nod to 80s action movies.

The most successful part of the film are definitely the villains: Pedro Pascal looks dangerous and vulnerable as Max Lord, managing to be a convincing villain but at the same time a person for whom the viewer can’t help but feel sympathy.

Kristen Wiig is a bit wasted in the part of Barbara Minerva/Cheetah, because after an interesting arc of descent into madness and hybris as an antagonist, her part is eventually resolved rather quickly. She probably deserved a stand-alone film in which she could have been a worthy adversary.

If the villains steal the scene, the one who comes out a bit downsized is the protagonist herself: sure, Gal Gadot is always charismatic, but in this movie the story doesn’t revolve around her, who just reacts to try to contain Max Lord’s actions.

Thanks to an expedient, we find Chris Pine alongside her again as Steve Trevor, and as much as their romance is touching and has some pretty funny moments (the wardrobe scene, parallel to the one in the first film, and the creation of the iconic invisible jet), overall it doesn’t add much to their relationship compared to what we already saw in 2017.

I report that the film was much criticised for a scene in which Wonder Woman rescues two children in Egypt by shielding them with her body, because actress Gal Gadot was part of the IDF (the Israeli military) in her youth. Honestly, I didn’t remember this detail when I saw the film and, if one doesn’t know the life of the performer, there is nothing strange about the scene; indeed it would have been a bit questionable if the heroine Wonder Woman had left the children in the middle of the road to be run over by a truck.

Despite a few flaws (primarily its length, in excess of two hours, and the criminal lack of 80s hits in the soundtrack), I found the film enjoyable and entertaining, and, while not quite up to the standard of its memorable 2017 predecessor, definitely better than any of the other DC films released in the meantime.

Highly recommended for fans of the heroine and the more light-hearted side of the DC universe.

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