Recensione di “Dracophobia” di Andrea Zanotti

“Dracophobia” è un romanzo fantasy scritto da Andrea Zanotti e pubblicato da Plesio Editore a settembre 2020.

La trama segue due personaggi nani narranti, i due fratelli Nurin e la combattente Roìmila (detta Tormento dei Draghi): la storia si svolge tutta in un’ambiente sotterraneo e claustrofobico in cui il popolo nanico è ormai costretto a vivere. I draghi, infatti, sono diventati il loro predatore naturale, costringendoli a vivere nascosti e sottoterra, con conseguente deperimento fisico (la vista in primis) e una paura costante chiamata appunto “dracophobia”. Le cose cambiano quando i piccoli draghi-lucertola, creature tanto aggressive quanto disordinate, iniziano a mostrare un’organizzazione nel voler stanare il loro nemico nanico. Nurin decide pertanto di andare alla ricerca di una spiegazione seguendo miti e leggende di un ordine che è stato bandito, mentre la sorella Roìmila si trova a dover respingere queste creature.

Sebbene lo scontro draghi-nani possa apparire scontato, la trama è originale sotto molti punti di vista, in particolare sul tipo di narrazione e i personaggi. Viene data grande enfasi alla paura, alla fobia che garantisce la sopravvivenza della specie, ma anche all’aspetto mentale e di deterioramento di questo nei vari personaggi: i nani appaiono un popolo molto più complesso ed empatico della maggior parte delle rappresentazioni classiche.

Uno dei punti che mi ha colpito maggiormente, tuttavia, è quello della rappresentazione dei due protagonisti: a differenza del classico stereotipo uomo-combattente e donna-ricercatrice, qui i due ruoli vengono invertiti. Infatti, è la sorella a guidare le truppe e a rappresentare il baluardo dell’esercito, mentre Nurin è quello più dubbioso e spirituale, che si mette in marcia per ottenere risposte diverse.

Devo dire che tutto il libro ha una struttura che mi ha ricordato quella di un videogioco, sia la prima battaglia tutorial che la divisione tra combattimenti e parte esplorativa: non so se l’autore sia appassionato o meno di videogame, ma penso che questo libro potrebbe avere una trasposizione perfetta in rpg.

L’elemento che mi ha sorpreso di più, tuttavia, è stato il rapporto tra Nurin e il suo compagno di avventure, che è praticamente il perno della storyline del nostro protagonista: nonostante le battutine sull’interesse per le donne, mi è sembrata una bellissima storia d’amore e mi è dispiaciuto che non fosse esplicitata. Non si vedono molte coppie gay tra i nani e secondo me questa sarebbe stata perfetta.

Il ritmo era abbastanza serrato, senza punti morti; personalmente ho trovato il finale un po’ più veloce di quanto mi sarei aspettata, ma è questione di gusti. Lo stile è fluido e scorrevole.

In conclusione, un romanzo originale che potrà piacere agli appassionati di storie naniche e non. Ci sarà un seguito? Mistero, ma non mi stupirei. Consigliato.

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