Recensione di “L’Ickabog” di J.K. Rowling / Review of “The Ickabog” by J.K. Rowling

“L’Ickabog” è una favola per bambini scritta da J.K. Rowling e pubblicata dopo il primo lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19. La sua pubblicazione illustrata è stata oggetto di un concorso per bambini, infatti la possiamo trovare corredata da illustrazioni scelte da una giuria. In Italia, come sempre, è stato pubblicato dalla Salani Editore.

Si tratta di una favola che la Rowling raccontava ai suoi figli, ma che poi aveva messo da parte concentrandosi su altri libri (la saga di Harry Potter e Cormoran Strike). Nella introduzione è la Rowling stessa a dichiarare di non aver più voluto pubblicare libri per bambini, ma, bloccata a casa a causa della pandemia, ha ripreso in mano il lavoro e ha pensato a tutti quei bambini chiusi a casa.

La storia è ambientata nel mondo immaginario di Cornucopia, dove sul trono siede il pigro ma ben intenzionato re Teo il Temerario, purtroppo consigliato da due subdoli amici, Scaracchino e Flappone. Il regno sembra in pace e uno di quei classici posti che “si governa da sé”, senza problemi e senza intoppi; solo nelle lontane paludi del nord vive un misterioso mostro, chiamato Ickabog che finirà col mettere in crisi l’equilibrio del regno.

I veri protagonisti della storia, tuttavia, sono Margherita e Robi, due bambini figli di genitori che fanno parte della servitù di corte (rispettivamente in sartoria, falegnameria, pasticceria ed esercito) e che si ritroveranno in una serie di imprevisti sempre più tragici e violenti.

Inizio subito col dire che, nonostante sia spacciato per una storia per bambini, io non lo farei mai leggere a bimbi piccoli o molto sensibili: la storia è piuttosto cruda, ironica in modo talvolta crudele e con quel tocco spietato a cui la Rowling ci ha già abituato da tempo. Nonostante le immagini e i disegni tutti tenerelli, io lo consiglierei comunque a un target middlegrade (dalle medie in su).

Lo stile è quello della favola, il narratore è onniscente e anticipa i fatti con battute e, in generale, parla direttamente con i lettori; il ritmo, come in tutti i libri della Rowling, è perfetto, nessun punto morto e nessun momento per annoiarsi. Io l’ho iniziato a tarda sera e, a costo di dormire poco, l’ho dovuto finire prima di andare a letto: poco importa se fossi molto più vecchia del target del libro, mi ha preso, mi ha fatto soffrire e mi ha fatto gioire partecipe. Nonso se un bambino noterà tutte le critiche politiche e sociali alla base della storia (la Rowling stessa lo ha definito una “favola politica”), ma sicuramente sono di grande impatto e accompagnano la trama già ricca ed elaborata.

Avevo letto molte critiche al libro e sono rimasta stupita, lo ammetto, perché a me è piaciuto molto; certo, l’impostazione è atipica e un po’ più simile alle narrazioni di Eoin Colfer o Roald Dahl, ma prende fin dalla prima pagina e non è mai scontato o banale. Personalmente io lo consiglio senza dubbio alcuno.

In conclusione, un libro divertente e perfetto per ragazzi (secondo me dai dieci in su), capace di far riflettere e lasciarsi divorare pagina dopo pagina.

“The Ickabog” is a children’s tale written by J.K. Rowling and published after the first lockdown due to the Covid-19 pandemic. Its illustrated publication was the subject of a competition for children, in fact we can find it accompanied by illustrations chosen by a jury.

This is a fairy tale that Rowling used to tell her children, but then she had put it aside to focus on other books (the Harry Potter saga and Cormoran Strike’s novels). In the introduction, Rowling herself states that she no longer wanted to publish children’s books, but, stuck at home because of the pandemic, she took it up again and thought of all those children locked up at home.

The story is set in the imaginary world of Cornucopia, where the lazy but well-meaning King Fred sits on the throne, unfortunately advised by two devious friends, Splittlewoth and Flapoon. The kingdom seems to be at peace and one of those classic places that “governs itself”, without problems or hiccups; only in the distant swamps of the north lives a mysterious monster, called Ickabog, that will end up destabilising the balance of the kingdom. The real main characters of the story, however, are Daisy and Fred, two children whose parents are part of the court servants (respectively in tailoring, carpentry, pastry and army) and who will find themselves in a series of unexpected, increasingly tragic and violent events .

I’ll start right away by saying that, despite being passed off as a children’s story, I would never let young or very sensitive children read it: the story is rather crude, ironic in a sometimes cruel way and with that ruthless touch Rowling has already accustomed us to for some time. Despite the cute pictures and drawings, I would still recommend it to a middle-grade audience.

The style is that of a fairy tale, the narrator is omniscient and anticipates the facts with jokes and, in general, speaks directly to the readers; the pace, as in all Rowling’s books, is perfect, no dead ends and no moment to get bored. I started it late at night and, at the cost of little sleep, had to finish it before bedtime: it doesn’t matter if I was much older than the book’s target audience, it grabbed me, made me suffer and made me rejoice in it. I don’t know if a child will notice all the political and social critiques behind the story (Rowling herself called it a “political fairy tale”), but they are certainly impactful and accompany the rich, elaborate plot.

I had read a lot of criticism of the book and I was surprised, I admit, because I really liked it; sure, the setting is atypical and a bit more similar to the narratives of Eoin Colfer or Roald Dahl, but it grabs you from the first page and it’s never obvious. Personally, I recommend it without any doubt. In conclusion, a funny, engrossing and thought-provoking book, perfect for kids (in my opinion from ten upwards).

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