Recensione di “Ginny & Georgia”, 1° stagione/ Review of “Ginny & Georgia”, 1st season

“Ginny & Georgia” è una serie tv creata da Sarah Lampert la cui prima stagione è disponibile su Netflix. È stato recentemente annunciata la realizzazione della seconda stagione.

Georgia (Brianne Howey) è una madre singola sulla trentina che, in seguito alla morte del ricco marito, si trasferisce con i figli, l’adolescente Ginny (Antonia Gentry) e il piccolo Austin (Diesel La Torraca) nell’idilliaca cittadina di Wellsbury, nel New England per dare ai figli la vita e le prospettive che lei non ha mai avuto.

Il testamento però viene impugnato dalla prima moglie del defunto, e Georgia si trova presto in difficoltà economiche; intanto Ginny è alle prese con le difficoltò dell’adolescenza, in particolare nell’essere la nuova arrivata e nell’essere una dei pochi studenti neri (da parte di padre) e nel triangolo amoroso formato da lei, il tenebroso vicino di casa Marcus (Felix Mallard) e il perfetto fidanzato Hunter (Mason Temple).

Nel frattempo Georgia si avvicina sempre di più al sindaco della città, l’ambito scapolo Paul (Scott Porter).

Sullo sfondo, tuttavia, si delinea sempre più distintamente la possibilità che Georgia venga indagata per l’omicidio del marito.

La serie è stata paragonata al celebre “Una Mamma per Amica”, e in effetti ci sono diversi parallelismi, nonché alcuni diretti omaggi alla serie dei primi anni 2000; rispetto a questa serie, tuttavia, “Ginny & Georgia” è più diretto e meno edulcorato.

Si parla apertamente di sesso, masturbazione, consumo di alcool e droghe leggere, nonché di argomenti più scottanti come molestie, abusi, autolesionismo e pregiudizi razziali (è infatti indicata come VM14 su Netflix).

La rappresentazione dei personaggi è molto più varia sia dal punto di vista etnico che dell’orientamento sessuale: in particolare, l’amica di Ginny Max (interpretata da Sara Waisglass) è apertamente lesbica e l’apprezzata novità è che il suo arco narrativo non è incentrato sull’accettazione o presa di consapevolezza della sua identità ma su i suoi drammi amorosi e le amicizie, come per le sue coetanee.

Una parte importante della vicenda di Ginny è incentrata sull’elaborazione della sua identità dal punto di vista razziale, dal momento che, avendo una madre bianca e un padre nero, non sente di appartenere completamente a nessuna delle due comunità.

Anche le differenze di classe e di privilegio economico sono affrontate in modo diretto, soprattutto nei flashback dell’adolescenza di Georgia.

Il risultato è una serie avvincente e moderna, che ho divorato in circa una settimana.

Se avete amato “Una Mamma per Amica” sicuramente potrete apprezzare “Ginny & Georgia”: tenete presente che troverete un’atmosfera meno idillica e “da cartolina”, ma in compenso i personaggi sono decisamente più simpatici e meno perfettini.

In particolare Georgia, rispetto a Lorelai, ne esce molto più autentica e le sue difficoltà sono più estreme: non c’è la sensazione che comunque cascherà sempre in piedi a causa della sua famiglia privilegiata.

Il rapporto con la figlia è anche decisamente più conflittuale.

In conclusione, consigliato a chi cerca una serie al femminile che sa toccare temi d’attualità in modo non didascalico.

“Ginny & Georgia” is a TV series created by Sarah Lampert. The first season is available on Netflix. A second season was recently announced.

Georgia (Brianne Howey) is a single mother in her 30s who, following the death of her wealthy husband, moves with her children, teenager Ginny (Antonia Gentry) and 9 year old Austin (Diesel La Torraca) to the idyllic New England town of Wellsbury to give her children the life and prospects she never had.

However, the will is contested by the deceased’s first wife and Georgia soon finds herself in financial difficulty; meanwhile, Ginny struggles with the problems of adolescence, particularly being the new kid and one of the few black students (on her father’s side), and with the love triangle formed by her, her broody neighbour Marcus (Felix Mallard) and the perfect boyfriend Hunter (Mason Temple).

Meanwhile, Georgia grows closer to the town’s mayor, coveted bachelor Paul (Scott Porter).

In the background, however, the possibility of Georgia being investigated for the murder of her husband threatens them.

The series has been compared to the famous ‘Gilmore Girls’, and indeed there are a number of parallels, as well as some direct homages to the early 2000s series; compared to this series, however, ‘Ginny & Georgia’ is more straightforward and less sugar-coated.

It openly discusses sex, masturbation, alcohol and soft drug use, as well as more controversial topics such as harassment, abuse, self-harm and racial prejudice (it’s listed as TV-MA on Netflix).

The representation of the characters is much more diverse, both ethnically and in terms of sexual orientation: in particular, Ginny’s friend Max (played by Sara Waisglass) is openly lesbian and the refreshing change is that her story arc is not about her acceptance or becoming aware of her identity but about her love dramas and friendships, as with her peers.

An important part of Ginny’s story is centred on the elaboration of her identity from a racial point of view, since, having a white mother and a black father, she does not feel that she belongs completely to either community.

Differences in class and economic privilege are also addressed directly, especially in flashbacks of Georgia’s adolescence.

The result is a compelling, modern series that I binged in about a week.

If you loved ‘Gilmore Girls’ you will certainly enjoy ‘Ginny & Georgia’: keep in mind that you will find a less idyllic and “postcard-like” atmosphere, but in return the characters are much more likeable and less goody two shoes.

In particular, Georgia, compared to Lorelai, comes across as much more authentic and her difficulties are more extreme: there is no feeling that she will always get away with everything because of her privileged family.

The relationship with her daughter is also decidedly more conflicted.

In conclusion, recommended for those looking for a female-driven series that doesn’t shy away from controversial topics.

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