Recensione di “The English Game” di Julian Fellowes (miniserie) / Review of “The English Game” by Julian Fellowes (tv series)

“The English Game” è una miniserie inglese in costume, creata da Julian Fellowes e prodotta da Netflix.

Composta da sei episodi da 50 minuti circa, è interamente disponibile sulla piattaforma Netflix.

La trama racconta l’evoluzione del calcio inglese nel 1879, in particolare l’introduzione dei professionisti nello sport. James Walsh, proprietario di un cotonificio e della squadra composta da operai Darwen FC, decide di pagare segretamente i calciatori scozzesi Fergus Suter e Jimmy Love per giocare nella sua squadra e portarla sul podio. Tuttavia, il regolamento, creato da squadre di nobili e lord, vietava qualunque pagamento, in quanto lo sport era concepito come dilettantistico, per persone molto ricche. La miniserie ripercorre i momenti più importanti di evoluzione del calcio fino al sistema attuale professionistico.

La serie, come tutte quelle di Fellowes, ha un buon ritmo, una trama solida e si concentra sull’approfondimento dei personaggi, i loro rapporti e il contrasto/confronto tra classi sociali diverse. Non si parla solo di sport, ma viene dato ampio spazio alla questione delle maternità fuori dal matrimonio e alle azioni delle “opere caritatevoli” delle nobildonne. Nonostante la trama principale verta sui giocatori maschi, le donne ne escono in maniera più matura, con la capacità di appianare molto più facilmente le differenze di classe.

Il calcio viene visto in maniera duplice: da un lato viene dato risalto alla sua capacità di unire le persone, sia nel gioco che nel tifo, l’esaltazione della squadra e la sua capacità di fare costruire legami. Tuttavia, l’aspetto pratico viene presentato in maniera disincantata e molto interessante: fino al 1879 era uno sport per ricchi perché gli operai non avevano le forze e il tempo per allenarsi e dedicarsi a tempo pieno ad esso. Come anche la politica, era una questione per ricchi fintanto che non è stato introdotto il pagamento per le prestazioni lavorative. Ho trovato molto ben fatta la critica delle classi nobiliari al fatto che i proletari avrebbero distrutto lo spirito sportivo introducendo la questione economica, quando, di fatto, i dilettanti erano tali proprio perché potevano permetterselo e tale valore non era altro che un mezzo di esclusione. Fellowes, però, non presenta tutto bianco e nero e un piacevole approfondimento viene dato ad Arthur Kinnaird, emblema del gioco dilettantistico.

Ho trovato questa miniserie insolita e interessante, perfetta per gli appassionati delle serie inglesi in costume. Nonostante non sia pensata per essere avvincente al punto di tenerti incollata allo schermo, io ho finito per fare una maratona fino a tarda notte per terminarla e ne sono molto soddisfatta.

Assolutamente consigliata!

“The English Game” is a British period miniseries, created by Julian Fellowes and produced by Netflix.

Composed of six 50-minute episodes, it is entirely available on the Netflix platform.

The show describes the evolution of English soccer in 1879, specifically the introduction of professionals into the sport. James Walsh, owner of a cotton mill and of the team Darwen FC, made of factory workers, decides to secretly pay Scottish footballers Fergus Suter and Jimmy Love to play for his team and take it to the podium. However, the rules, created by teams of nobles and lords, prohibited any payment, as the sport was conceived for amateurs, typically very rich people. The miniseries traces the most important moments of soccer’s evolution to the current professional system.

The series, like all of Fellowes’, has a good pace, a solid plot and focuses on the in-depth description of the characters, their relationships and the contrast/confrontation between different social classes. Not only is sports discussed, but ample space is given to the issue of motherhood out of wedlock and the “charitable works” of noblewomen. Although the main plot revolves around the male players, the women come off as more mature, with the ability to smooth out class differences much more easily. Football is viewed in two ways: on the one hand, its ability to bring people together, both in the game and in cheering, the exaltation of the team and its ability to make people build bonds is emphasized. However, the practical aspect is presented in a disenchanted and very interesting way: until 1879 it was a sport for the rich because workers did not have the strength and time to train and devote themselves full time to it. Like politics, it was a matter for the rich until payment for labor services was introduced. I found the objection of the aristocratic classes, that the proletarians would destroy the spirit of sportsmanship by introducing the economic question, when, in fact, amateurs were such precisely because they could afford it and such a value was nothing more than a means of exclusion, very well done. Fellowes, however, does not present everything black and white, and the character of Arthur Kinnaird, an emblem of the amateur game, has an in-depth description.

I found this miniseries unusual and interesting, perfect for fans of British period dramas. Although it’s not meant to be compelling enough to keep you glued to the screen, I ended up having a late night marathon to finish it and I was very happy with it.

Absolutely recommended!

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