Perché “Jonas Grinn” di Francesca Caldiani è una gran figata

“Jonas Grinn” è un romanzo di fantascienza scritto da Francesca Caldiani ed edito dalla casa editrice La Corte. Mi dicono dalla regia che sia una riedizione di un romanzo uscito nel 2015 da Watson Editore e sono felice che lo abbiano riportato alla ribalta, perché mi è piaciuto davvero tanto.

Jonas è un ragazzo di tredici anni appassionato delle corse di kayt, velivoli simili agli sgusci di Star Wars e alimentati da energia solare: pericolosi, letali, perfetti per piloti spericolati come lui. Quando viene selezionato dall’enigmatico Signor D per entrare in un’accademia per piloti, il suo sogno sembra essersi realizzato, ma le cose non sono semplici come sembrano. I pericoli non derivano solo dalle corse: all’interno del giro di scommesse troverà criminali, enigmi, omicidi e complotti politici e scientifici.

Il libro è un perfetto mix di elementi fantascientifici: Francesca Caldiani crea un nuovo sport ma soprattutto un’ambientazione vera, matura e complessa. E lo fa in poco più di 400 pagine. Non è solo il diviso paese di Lavaton a venire descritto con precisione e trasporto, ma anche la tecnologia, il fantomatico progresso nel tema dell’energia, ma più di tutto i personaggi.

Jonas è un buon protagonista, è amabile e ingenuo come solo un tredicenne può essere. Stare pagina dopo pagina accanto a lui e al suo buon cuore è un piacere, soprattutto in contrasto con il mondo pericoloso in cui vive. Max, il suo amico dell’accademia, che dovrebbe essere un rivale ma subito entra nel cuore del lettore, è anche descritto molto bene: affascinante e temprato da una vita più dura di quella di Jonas, rappresenta una perfetta spalla. Sebbene le donne pilota siano pochissime (una…?), i personaggi femminili emergono con forza dal corpo ingegneri (in particolare Naki), andando contro lo stereotipo che donne e motori non vadano d’accordo.

Il ritmo è avvincente, non ci sono punti morti ma solo una narrazione rapida e coinvolgente che spinge il lettore a girare pagina dopo pagina. I personaggi sono trattati con grande empatia, non ci sono macchiette e niente è buttato lì per caso. La sua forza e la sua complessità di tematiche lo rendono un perfetto romanzo di fantascienza accessibile a tutti.

Non so se inquadrarlo nel genere distopia: è vero che nel mondo di Lavaton troviamo classismo, una città divisa, isole mutilate da tossine, ma anche un popolo capace di sperare, amare e portare la positività al primo posto, in una narrazione che sa soffermarsi sui momenti belli e di amicizia quanto su quelli negativi.

In conclusione, un romanzo che potrà appassionare i ragazzi quanto i più adulti, perfetto per chi ama le avventure tecnologiche e le gare mozzafiato. Assolutamente consigliato!

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