Recensione di “Black Widow”/ Review of “Black Widow”

“Black Widow” è un film della Marvel, uscito a luglio 2021, dopo una travagliata storia di posticipi e ritardi, incentrato sul personaggio di Natasha Romanoff ovvero Vedova Nera.

Ambientato subito dopo “Captain America: Civil War”, la storia vede Natasha (Scarlett Johansson) in fuga, costretta a nascondersi da più di un nemico. Non è solo il governo americano a volerla arrestare ma anche la sua nemesi, Dreykov, il perfido creatore della Stanza Rossa dove vengono addestrate le Vedove Nere (bambine, poi ragazzine, poi donne programmate per uccidere). Natasha pensava di averlo fermato anni prima, ma quando scopre che così non è si riunirà alla “sorella” Yelena (Florence Pugh), Red Guardian (David Harbour) e la geniale e controversa scienziata Melina Vostokoff (Rachel Weisz) per sconfiggerlo.

Il film su Vedova Nera l’abbiamo aspettato per anni, anche a causa di continui posticipi nella distribuzione dovuti alla pandemia: forse era inevitabile che, una volta arrivato, si dimostrasse un po’ deludente.

Le interpreti, Scarlett Johansson e Florence Pugh, sono oggettivamente bravissime sia nelle scene d’azione che in quelle più introspettive, ma il film fatica a trovare il suo tono: si inizia con un montaggio straziante dello spietato addestramento delle Vedove, un sorta di finto documentario sulle note di una cover acustica strappalacrime di “Smells Like Teen Spirit” che mostra l’abuso psicologico e le dure prove fisiche a cui sono sottoposte delle bambine in età appena scolare. Poi vediamo Natasha, disillusa sull’esperienza degli Avengers, soltanto desiderosa di allontanarsi da tutti. Poi il film diventa pura azione e inseguimenti in stile Marvel (con l’immancabile inseguimento nel “condominio est-europeo di inizio ‘900 standard” che vediamo in praticamente tutti i film), e va bene. Ad un certo punto però gli sceneggiatori sembrano essersi un po’ stufati di queste tinte fosche, e quindi cercano di introdurre il comic relief di Red Guardian e delle gag sulla famiglia disfunzionale formata dai quattro agenti che hanno condiviso qualche anno sotto copertura. L’operazione però non riesce completamente: Red Guardian per quanto simpatico è oggettivamente inutile ai fini della trama e le sue battute stonano con il resto della narrazione; Rachel Weisz sembra non sapere che taglio dare al personaggio e le gag tra lei e le “figlie” sembrano forzate; il cattivo è talmente cattivo e machiavellico da essere fumettistico nel senso meno positivo del termine.

Soprattutto, il film non aggiunge assolutamente nulla alla storia di Vedova Nera e non ha la minima coerenza con quanto succede dopo: in “Avengers: Endgame” infatti vediamo Natasha sacrificarsi per salvare la vita di Clint Burton, con la spiegazione che lei è sola al mondo mentre lui ha una famiglia per cui vivere. E allora, tutti i personaggi che abbiamo incontrato in questo “Black Widow”, che significato hanno per lei? Che senso ha fare tutto un film con lei che ritrova la sua famiglia e viene a patti con il suo passato per poi farla morire sola al mondo pochi episodi dopo?

Gli studios Marvel hanno pensato di dedicare un po’ di spazio al personaggio femminile degli Avengers, forse per cavalcare il successo dei film con protagoniste femminili degli ultimi anni, come Wonder Woman e Captain Marvel, ma questa operazione dovevano farla come minimo cinque anni fa: adesso è troppo poco e troppo tardi. Soprattutto, magari, dovevano pensarci prima di eliminarla in quattro e quattr’otto in Endgame, senza dedicarle neanche un momento di approfondimento o di successivo raccoglimento per lei dei personaggi rimasti.

In conclusione, ammetto che ho trovato questo film piuttosto deludente, e vorrei che Vedova Nera avesse avuto un film migliore e un addio un po’ più sentito.

“Black Widow” is a Marvel film, released in July 2021, after a troubled history of postponements and delays, focused on the character of Natasha Romanoff aka Black Widow.

Set immediately after ‘Captain America: Civil War’, the story sees Natasha (Scarlett Johansson) on the run, forced to hide from more than one enemy. It’s not only the American government that wants to arrest her but also her nemesis, Dreykov, the evil creator of the Red Room where the Black Widows (children, then girls, then women) are trained to kill. Natasha thought she had stopped him years ago, but when she finds out she hasn’t, she joins forces with her “sister” Yelena (Florence Pugh), Red Guardian (David Harbour) and the brilliant, controversial scientist Melina Vostokoff (Rachel Weisz) to defeat him.

We’ve been waiting for the Black Widow film for years, not least because of continual postponements in distribution due to the pandemic: perhaps it was inevitable that, once it arrived, it would prove a little disappointing.

Scarlett Johansson and Florence Pugh are objectively great in both the action scenes and the more introspective ones, but the film struggles to find its tone: it begins with a harrowing montage of the Widows’ ruthless training, a sort of mockumentary to the tune of a tear-jerking acoustic cover of “Smells Like Teen Spirit” that shows the psychological abuse and harsh physical trials to which young girls are subjected to. Then we see Natasha, disillusioned about the Avengers experience, just wanting to get away from everyone. Then the film becomes pure Marvel-style action and chases (with the inevitable scene through the “standard early 20th century Eastern European apartment building” we see in pretty much every film), and that’s fine. At a certain point, however, the screenwriters seem to have got a bit fed up with these dark colours, and so they try to introduce the comic relief of Red Guardian and some banters about the dysfunctional family formed by the four agents who have shared a few years undercover. However, the operation doesn’t succeed completely: Red Guardian, though likeable, is objectively useless for the plot and his jokes clash with the rest of the narrative; Rachel Weisz doesn’t seem to know how to portray her character and the funny scenes between her and the “daughters” seem forced; the villain is so evil and Machiavellian as to be comic-book-like in the least positive sense of the word.

Above all, the film adds absolutely nothing to Black Widow’s story and has no consistency with what happens next: in “Avengers: Endgame” we see Natasha sacrificing herself to save Clint Burton’s life, with the explanation that she is alone in the world while he has a family to live for. So, all the characters we met in this “Black Widow”, what do they mean to her? What’s the point of making a whole movie with her finding her family and coming to terms with her past only to have her die alone in the world a few episodes later?

The Marvel studios have thought of dedicating some space to the female character of the Avengers, perhaps to ride the success of the films with female protagonists of recent years, such as Wonder Woman and Captain Marvel, but this operation should have been done at least five years ago: now it is too little and too late. Above all, maybe they should have thought about it before eliminating her in Endgame, without dedicating even a moment of in-depth analysis or subsequent recollection for her of the remaining characters.

In conclusion, I admit that I found this film rather disappointing, and I wish Black Widow had had a better film and a slightly more heartfelt farewell.

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