Recensioni delle serie tv Star Wars “The Mandalorian” e “The Book of Boba Fett”/ Review of the Star Wars series “The Mandalorian” and “The book of Boba Fett”

“The Mandalorian” è una serie tv americana, facente parte dell’universo di Star Wars, creata da John Favreau e distribuita a fine 2019 su Disney+.

La serie ha avuto grande successo e ne è seguito uno spin-off sul cacciatore di taglie Boba Fett, chiamato appunto “The book of Boba Fett”. Oggi vi parlerò di entrambe le serie che, per una settimana di malattia, ho avuto finalmente modo di recuperare, una dietro l’altra.

Entrambe le storie sono ambientate pochi anni dopo la caduta dell’Impero Galattico, quindi cronologicamente dopo “Il ritorno dello Jedi” e circa 25 anni prima gli eventi de “Il risveglio della Forza”.

“The Mandalorian” si apre con la presentazione di Mando (così chiamato perché segue il credo mandaloriano), in realtà Din Djarin, che fa il cacciatore di taglie ma fa anche parte della tribù mandaloriana; per gli appassionati di Kotor, siamo 4000 anni dopo quegli eventi e i mandaloriani non sono una razza bensì un’ideale. Anche se il nostro Mando non si toglie praticamente mai l’elmo, è umano ed è interpretato da Pedro Pascal.

Lui è super figo, combatte benissimo, niente lo ferma, ma le cose cambiano quando si trova davanti il simbolo della serie, un neonato della razza di Yoda sensibile alla Forza, che dovrebbe consegnare come taglia: il bimbo, chiamato dai fan Baby Yoda (in realtà il suo nome è Grogu), scatenerà in lui un sentimento inaspettato e lui si farà carico di proteggerlo e difenderlo contro i suoi nemici. Grogu, infatti, non è solo potente nella Forza, ma è anche oggetto di interesse da quel che resta del distrutto Impero Galattico.

Inizio subito col dire cosa mi è piaciuto. La serie è godibile, gioca sul fattore nostalgia dei vecchi fan che avevano apprezzato molto l’Universo Espanso e il periodo immediatamente successivo agli eventi di Episodio VI. Le armature, i blaster, il deserto di Tatooine, tutto contribuisce a riportarci indietro nei cari vecchi ricordi di bambino.

Baby Yoda è oggettivamente ben riuscito: è carino, simpatico e iconico, suscita la tenerezza dei personaggi quanto quella degli spettatori.

Il cast è spettacolare: troviamo Giancarlo Esposito (Breaking Bad), Ming-na Wen (Agents of Shield), una inaspettata Gina Carano e il grande ritorno di Tamuera Morrison (che avevamo visto come Jango Fett, ma ora interpreta “suo figlio”, Boba), nonché Katee Shachoff (Battlestar Galactica) e Rosario Dawson.

Molto ben delineato l’Impero: ok, è caduto, ma davvero non era possibile pensare che un’organizzazione pervasiva di decenni potesse scomparire dal nulla in due secondi, solo per l’esplosione di un’astronave. L’Impero c’è ancora, prova a resistere, combatte, ha ancora i nostalgici:questo secondo me funziona benissimo.

Detto questo, sono rimasta davvero delusa nel trovarmi una serie tv che avesse una trama veramente ridotta all’osso e che, a parte una serie di simpatiche citazioni, non succedesse nulla per la maggior parte degli episodi.

Sono sinceramente sconcertata dal successo che ha avuto tra i fan, che addirittura lo definiscono “il giusto sequel”. Ripeto, è godibile, ma non è secondo me niente di che.

Mi sono data una spiegazione: il fan di Star Wars medio, che ancora sta digerendo la trilogia prequel, voleva essattamente questo. Un po’ di battaglie, un protagonista senza macchia e senza paura, tante armature, tanti blaster, le atmosfere da Trilogia Originale e, soprattutto, niente trama elaborata o complessa che potesse in qualunque modo rischiare di alterare l’immagine che si era fatto in questi anni dei seguiti. Giusto una strizzatina d’occhi all’Universo Espanso non più canonico e occasionali omaggi provenienti da “Clone Wars” e “Rebels”, ma niente che davvero impatti troppo o cambi le cose.

Ripeto, la serie è godibile, la sigla un sogno, ma, dato il successo e la quantità di merchandising, mi aspettavo qualcosa di sconvolgente e bellissimo, non un prodotto da fan fiction. Ho sempre apprezzato il fan service, me lo sono goduta, ma da qui a gridare al capolavoro ce ne passa e parecchio, almeno secondo me, soprattutto visto che le puntate belle sembravano dipendere dalla bravura del cast più che da un’effettiva originale sceneggiatura.

“The book of Boba Fett” mi è piaciuto molto di più, lo ammetto. Forse perché lo spin-off su Boba Fett era uno di quei prodotti che si aspettavano da tanto, forse perché Temuera Morrison è tremendamente figo, non saprei. Il principale pregio è che ci troviamo un personaggio che è stato sconfitto: a differenza del perfettino Mando, Boba è ferito, distrutto dal Sarlacc che se lo è quasi digerito su Tatooine, ha perso la sua armatura, ma, nonostante le molte botte e ferite, continua a lottare. Niente atterraggi super fighi con l’armatura perfetta per lui, ma molta più introspezione: diciamo che Boba viveva di rendita di una intensa scena di Episodio 2 (il piccolo che tiene l’elmo strappato via dalla testa tagliata del padre da parte di Mace Windu), comunque l’attore è riuscito a dare grande spessore al personaggio (cosa che è sicuramente più facile se puoi mostrare il volto).

In questa serie, tra l’altro, abbiamo modo di esplorare un po’ di più i guerrieri Tusken Sabbipodi (già anticipati in The Mandalorian), stravolgendo un po’ l’idea che ci eravamo fatti nella serie Prequel, di loro semplicemente cattivi.

Boba gira per Tatooine e, complice il suo farsi bene volere, riesce a mettere su una vera e propria gang (sul serio, non so come altro chiamarla), trascinando lo spettatore in una complicata guerra di potere tra i signori del crimine, aiutato dall’assassina Fennec Shand (Ming-na Wen), già apparsa in The Mandalorian. Nel corso degli episodi vediamo scenari completamente diversi senza lasciare mai il pianeta sabbioso: un mondo anti-tecnologia sabbipode, un cyberpunk della città e infine di nuovo tra i blaster e cacciatori di taglie.

Andava tutto molto bene, finché a metà hanno fatto tornare (ahimè!) il Mandaloriano, che si è letteralmente rubato due dei sette episodi per la sua storia personale. Vedere Grogu e la sua tenerezza fa sempre piacere, lo ammetto, ma non ho capito perché Mando non poteva starsene nella sua serie e basta.

In conclusione, due prodotti fatti per i fan, godibili e divertenti, ma “The Mandalorian” continua a sembrarmi una serie con molta più pubblicità e merchandising che trama. Boba invece viene promosso a pieni voti.

“The Mandalorian” is an American television series, part of the Star Wars universe, created by John Favreau and released in late 2019 on Disney+.

The series was very successful and a spin-off about the bounty hunter Boba Fett followed, called precisely “The book of Boba Fett”. Today I’m going to tell you about both series that, due to a week of illness, I finally had the chance to catch up, one after the other.

Both stories are set a few years after the fall of the Galactic Empire, so chronologically after “Return of the Jedi” and about 25 years before the events of “The Force Awakens”.

“The Mandalorian” opens with the introduction of Mando (so named because he follows the Mandalorian creed), actually Din Djarin, who is a bounty hunter but also part of the Mandalorian tribe; for Kotor fans, we are 4000 years after those events and the Mandalorians are not a race but an ideal. Although our Mando hardly ever takes off his helmet, he is human and is played by Pedro Pascal.

He’s super cool, he fights very well, nothing stops him, but things change when he finds himself in front of the symbol of the series, a newborn of Yoda’s race sensitive to the Force, that he should deliver as a bounty: the baby, called Baby Yoda by the fans (actually his name is Grogu), will trigger in him an unexpected feeling and he will take charge of protecting and defending him against his enemies. Grogu, in fact, is not only powerful in the Force, but is also an object of interest from what remains of the Galactic Empire.

I’ll start right off by saying what I liked about it. The series is enjoyable, playing on the nostalgia factor of the old fans who really enjoyed the Expanded Universe and the period immediately following the events of Episode VI. The armor, the blasters, the desert of Tatooine, it all helps to bring us back to dear old childhood memories.

Baby Yoda is objectively well-executed: he’s cute, likable, and iconic, eliciting tenderness from the characters as much as from the viewers.

The cast is spectacular: we find Giancarlo Esposito (Breaking Bad), Ming-na Wen (Agents of Shield), an unexpected Gina Carano and the great return of Tamuera Morrison (whom we had seen as Jango Fett, but now plays “his son”, Boba), as well as Katee Shachoff (Battlestar Galactica) and Rosario Dawson.

Very well delineated the Empire: okay, it fell, but it really wasn’t possible to think that a decades-long pervasive organization could disappear out of thin air in two seconds, just by the explosion of a spaceship. The Empire is still there, it tries to resist, it fights back, it still has nostalgic people: this one works very well in my opinion.

That being said, I was really disappointed to find a TV series that had a plot that was really stripped down to the bone and that, aside from a number of nice quotes, nothing happened for most of the episodes.

I am genuinely shocked at the success it has had among fans, who even call it “the right sequel”. Again, it’s enjoyable, but it’s not a big deal in my opinion.

I gave myself an explanation: the average Star Wars fan, who is still digesting the prequel trilogy, wanted exactly that. A few battles, a protagonist without spot and without fear, a lot of armor, a lot of blasters, the atmosphere of the Original Trilogy and, above all, no elaborate or complex plot that could in any way risk altering the image that was made in these years. Just a wink to the non-canonical Expanded Universe and occasional tributes from “Clone Wars” and “Rebels”, but nothing that really impacts too much or changes things.

I repeat, the series is enjoyable, the theme song a dream, but given the success and amount of merchandising, I was expecting something mind-blowing and beautiful, not a fan fiction product. I’ve always appreciated the fan service, I enjoyed it, but from here to cry masterpiece there is a lot, at least in my opinion, especially since the good episodes seemed to depend on the skill of the cast more than on a real original script.

I enjoyed much more “The Book of Boba Fett”, I admit. Maybe it’s because the spin-off on Boba Fett was one of those long-awaited products, maybe it’s because Temuera Morrison is tremendously cool, I don’t know. The main virtue is that we find a character who has been defeated: unlike the perfect Mando, Boba is wounded, destroyed by the Sarlacc that almost digested him on Tatooine, he lost his armor, but, despite the many blows and wounds, he continues to fight. No super cool landings with the perfect armor for him, but much more introspection: let’s say Boba was living off an intense scene from Episode 2 (the little one holding the helmet ripped off his father’s severed head by Mace Windu), however the actor managed to give great depth to the character (which is definitely easier if you can show the face).

In this series, among other things, we get to explore a bit more the Tusken Sabbipodi warriors (already anticipated in The Mandalorian), changing a bit the idea that we had in the Prequel series, of them simply villains.

Boba wanders around Tatooine and, thanks to his goodwill, manages to set up a real gang (seriously, I don’t know what else to call it), dragging the viewer into a complicated power war between the crime lords, helped by the assassin Fennec Shand (Ming-na Wen), already appeared in The Mandalorian. Throughout the episodes we see completely different scenarios without ever leaving the sandy planet: an anti-technology sabbipod world, a cyberpunk city and finally back among the blasters and bounty hunters.

It was all going very well, until halfway through they brought back (ouch!) the Mandalorian, who literally stole two of the seven episodes for his own story. Seeing Grogu and his tenderness is always nice, I admit, but I didn’t understand why Mando couldn’t just stay in his own series.

In conclusion, two products made for the fans, enjoyable and entertaining, but “The Mandalorian” continues to seem to me a series with much more advertising and merchandising than plot. Boba on the other hand is promoted with full marks.

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