Recensione di “Detective Dante- Casi infernali” di Simone Lari

“Detective Dante- Casi infernali” è un romanzo fantasy investigativo scritto e prodotto da Simone Lari.

La trama segue le vicende dell’agenzia investigativa “Ultima speranza”, che si occupa di risolvere casi con una componente soprannaturale. I due fondatori sono Dante Florence e Virgil Brown, ma presto si unirà all’agenzia anche Beatrix Brown, sorella di quest’ultimo.

Il protagonista è Dante, ex membro di un ordine segreto fondato dal Vaticano ma che successivamente ha abbandonato per trasferirsi negli Stati Uniti: le sue indagini (tre in questo libro) lo condurranno a farsi molto nemici e presentarci una New York infernale.

La storia, i personaggi, le armi, il tono del libro sono volutamente tamarri: tutto è esagerato e carico di complotti segreti, un misto tra Dan Brown e Glenn Cooper, ma più fantasy.

E questo funziona, complice lo stile di Simone Lari. Avete presente la noia e la difficoltà nell’andare avanti? Ecco, scordateveli. Il libro si finisce in poco tempo, il lettore gira una pagina dietro l’altra senza potersi fermare. Non ci sono punti morti, momenti lenti e tutto accade sempre molto velocemente e con poco tempo per tirare il fiato.

I casi sono tre, slegati ma comunque con influenze sulla trama dei successivi.

Intorno al 30% del libro, l’autore se ne esce con un colpo di scena che mi ha fatto restare a bocca aperta. Avevo già letto altri libri di Lari e avrei dovuto essere preparata, ma mi ha comunque sorpreso molto (e anche fatto star male!)

L’unico difetto del libro, almeno per me, è proprio Dante. Se Beatrix appare poco credibile (arriva in città con un lutto devastante, ma a parte un piantino se ne frega, e il giorno dopo ha un sorriso perenne dipinto sul volto e addirittura fa gli occhi dolci al socio), Dante l’ho trovato antipatico, maleducato e paternalista (specie con le donne). Si definisce un seduttore, è sempre convinto di avere ragione e che la sua opinione sia importante (la maggior parte delle volte pensavo “ma chi te l’ha chiesto!?”). Inspiegabilmente, nonostante sia il perfetto mix di tutti i difetti che un uomo può avere, le donne gli fanno una corte spietata, cosa che ho trovato poco credibile.

A parte i due protagonisti che proprio non mi hanno convinta, gli altri personaggi ne escono sfaccettati, alcuni crudeli ma altri molto umani… be’, alcuni umani non sono, ci sono vampiri, demoni e chi più ne ha più ne metta, ma tutti sono “personaggi”.

Il mio preferito è sicuramente Virgil che, simpatico, pratico e di buon cuore, rappresenta il lato ragionevole della squadra e le sue riflessioni sono spesso condivise anche dal lettore. Avrei voluto che avesse più spazio, molto più spazio.

Una menzione particolare va al “Green Pass” che viene brevemente citato e gioca un ruolo importante per le indagini su un viaggiatore proveniente dall’Italia: non lo avevo ancora visto applicato in un giallo e ho davvero apprezzato.

“Detective Dante” ha già un seguito, che si chiama “Vizi Capitali” e ammetto che mi incuriosisce parecchio.

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