Recensione della serie tv “The Crown”/ Review of the tv series “The Crown”

“The Crown” è una serie televisiva britannica e statunitense, creata da Peter Morgan nel 2016 e prodotta da Left Bank Pictures e Sony Pictures Television per Netflix, piattaforma dove è fruibile.

La storia parte dal 1947 e segue le vicende della Regina Elisabetta II, dapprima solo erede al trono di Giorgio VI, che però morirà prematuramente a causa di un aggressivo cancro ai polmoni, obbligando la giovanissima figlia (26 anni) a salire al trono. Nelle prime due stagioni seguiamo Elisabetta e Filippo, il marito, alle prese con il cambio di vita e con le questioni di quel decennio (crescita e declino della leadership di Winston Churchill, il difficile rapporto con le colonie ed ex-colonie, la crisi del canale di Sue).

Claire Foy e Matt Smith svolgono un ruolo egregio nel presentare la regina e il re da giovani, con i loro problemi coniugali e il rapporto con i figli, e interpreteranno i loro personaggi per due stagioni. Anche Vanessa Kirby spicca come un’affascianante e drammatica Principessa Margaret.

Dalla terza assistiamo ad un recasting con Olivia Colman e Tobias Menzies nel ruolo della coppia reale, ma soprattutto l’arrivo di altri attori straordinari come Helena Bonham-Carter, Charles Dance, e le incredibili interpretazioni di Josh O’Connor nel ruolo di Carlo, Emma Corrin come Diana ma soprattutto la bellissima Gillian Anderson trasfigurata per interpretare Margaret Tatcher. La terza e la quarta stagione ci presentano un mondo in cambiamento con una monarchia che deve assumere un ruolo diverso; in questo, il Principe Carlo, più moderno e progressista, scalpita, ma sono le sue storie d’amore a trascinarlo in molti problemi. Infatti, nella quarta stagione viene introdotto il personaggio di Diana Spencer e vediamo il loro difficile matrimonio, nel quale il cuore di Carlo rimane dal suo amore storico Camilla.

Nella quinta stagione, uscita a novembre 2022, assisistiamo ad un altro recasting. Imelda Staunton prende il ruolo di Elisabetta, Jonathan Pryce quello di Filippo, l’avvenente Dominic West diventa Carlo ed Elizabeth Debicki Diana.

La serie è un mirabile esempio di prodotto inglese: curato, recitato benissimo, con una fotografia eccellente e un cast di eccezione.

Le prime due stagioni ci presentano una regina giovane e inesperta, con un marito frustrato dal dover assumere un ruolo di mero supporto, senza possibilità di fare carriera o conseguire successi per sé; nelle stagioni avanzate troviamo i due personaggi più maturi, ma con nuovi problemi, e addirittura, nella quinta, li troviamo più malinconici.

So di andare in controtendenza ma io ho preferito di gran lunga le stagioni tre e quattro, con Olivia Colman e Josh O’Connor: questa regina più matura e capace di mediare l’ho trovata più piacevole e tutta la storia di Carlo, con la sua crescita e i suoi problemi, mi ha davvero conquistata.

La quinta stagione è profondamente triste, malinconica, grigia: il poco spazio che viene dato a Imelda Staunton rispetto alle sue predecessore viene salvato da una recitazione perfetta che riesce ad esprimere quella che è crisi profonda della monarchia. La eccessiva sobrietà e freddezza della regina sono in contrapposizione alla passionalità e tetralità del personaggio di Diana Spencer, creando una dicotomia che farà venire il nervoso a molti spettatori: il bello delle ultime stagioni è proprio questo, l’impossibilità di “tifare” per una o l’altra parte di questa “guerra aperta” (cito testualmente), poiché abbiamo visto e seguito i trascorsi di tutti i personaggi. Pur apprezzando immensamente la resa di Imelda Staunton e di Jonathan Pryce, ho preferito il cast delle stagioni intermedie, soprattutto relativamente a Carlo e Diana.

Ho molto apprezzato anche il rapporto con i dettagli più scabrosi. Vi è un episodio dedicato al “Tampax Gate” (l’intercettazione piccante tra Carlo e Camilla), ma non c’è un focus sui dettagli più intimi e la stessa scena è priva del grottesco modo con cui l’avevano trattata i tabloid e in in un certo senso appare molto più romantica. Grande spazio viene dato all’intervista che Martin Bashir ottiene da Diana con l’inganno: ho anche apprezzato che non vi sia fatto accenno di tutte le persone che hanno sofferto per le sue bugie (come la tata dei principi) e che ci sia semplicemente una rappresentazione delle azioni scorrette del giornalista che, comunque, non ne esce come una macchietta. In generale, ho trovato un vero gioiellino il rapporto dei dirigenti BBC sulla questione: molto inglese e molto caratteristico.

In conclusione, se amate le serie inglesi non potete perdervi questa perla. Correte a recuperarla e attendete con me disperatamente la sesta stagione.

“The Crown” is a British-American television series created by Peter Morgan in 2016 and produced by Left Bank Pictures and Sony Pictures Television for Netflix, the platform where it can be enjoyed.

The story starts in 1947 and follows the events of Queen Elizabeth II, at first only heir to the throne of George VI, who, however, dies prematurely from aggressive lung cancer, forcing her very young daughter (26 years old) to take the throne. In the first two seasons we follow Elizabeth and Philip, her husband, as they grapple with this big change of life and the issues of that decade (the rise and fall of Winston Churchill’s leadership, the difficult relationship with the colonies and former colonies, the Sue Canal crisis).

Claire Foy and Matt Smith play an egregious role in presenting the queen and king as young people, with their marital problems and relationship with their children, and they will play their characters for two seasons. Vanessa Kirby also stands out as an affecting and dramatic Princess Margaret.

From the third we see a recasting with Olivia Colman and Tobias Menzies as the royal couple, but most importantly the arrival of other extraordinary actors such as Helena Bonham-Carter, Charles Dance, and the incredible performances of Josh O’Connor as Charles, Emma Corrin as Diana but especially the beautiful Gillian Anderson transfigured to play Margaret Thatcher. The third and fourth seasons present us with a changing world with a monarchy that has to take on a different role; in this, the more modern and progressive Prince Charles paws over, but it is his love affairs that drag him into many problems. Indeed, in the fourth season the character of Diana Spencer is introduced and we see their difficult marriage, in which Charles’ heart remains with his historical love Camilla.

In the fifth season, released in November 2022, we witness another recasting. Imelda Staunton takes the role of Elizabeth, Jonathan Pryce that of Philip, the handsome Dominic West becomes Charles and Elizabeth Debicki Diana.

The series is an admirable example of a British product: polished, beautifully acted, with excellent cinematography and an outstanding cast.

The first two seasons present us with a young and inexperienced queen, with a husband frustrated by having to take on a mere supporting role, with no chance of making a career or achieving successes for himself; in the later seasons we find the two characters more mature, but with new problems, and even, in the fifth, we find them more melancholy.

I know I’m going against the trend, but I much preferred seasons three and four, with Olivia Colman and Josh O’Connor: this more mature, mediating queen I found more enjoyable, and the whole story of Charles, with his growth and problems, really won me over.

The fifth season is profoundly sad, melancholy, gray: the little space given to Imelda Staunton compared to her predecessors is saved by perfect acting that succeeds in expressing what is a deep crisis of the monarchy. The excessive restraint and coldness of the queen are contrasted with the passion and tetrality of Diana Spencer’s character, creating a dichotomy that will make many viewers nervous.The beauty of the last few seasons is precisely this, the impossibility of “rooting” for one side or the other in this “open war” (quote-unquote), since we have seen and followed the backgrounds of all the characters. While I appreciated immensely the rendering of Imelda Staunton and Jonathan Pryce, I preferred the cast of the middle seasons, especially relative to Charles and Diana.

I also greatly appreciated the relationship to the more scabrous details. There is an episode devoted to the “Tampax Gate” (the spicy interception between Charles and Camilla), but there is no focus on the more intimate details, and the scene itself is devoid of the grotesque way the tabloids had treated it and in a way appears much more romantic. Great space is given to the interview that Martin Bashir obtains from Diana by deception: I also appreciated that there is no mention of all the people who suffered from her lies (such as the princes’ nanny) and that there is simply a depiction of the journalist’s misdeeds, which, however, does not come off as a macchietta. In general, I found the BBC executives’ report on the issue a real gem: very British and very distinctive.

In conclusion, if you love British series, you cannot miss this gem. Run and catch it up and wait with me desperately for season 6.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: