5 segni che l’editoria italiana odia gli scrittori

Continuano le nostre riflessioni sulla editoria.

Lo scrittore è il produttore del settore, colui che idea e crea l’elemento base del settore, eppure…

1) Lo scrittore è l’attore della filiera meno pagato

Sebbene lo scrittore si occupi del 90% del lavoro, gli andrà bene se otterrà un 5-8% delle royalties. Eh no, nonostante sia responsabile della creazione della maggior parte del prodotto, di certo non si arricchirà.

2) Lo scrittore scelto dalla CE è trattato come qualcuno a cui hanno fatto un favore

Ok, gli scrittori sono tanti, le CE non troppe, i lettori anche meno… ma questo non è colpa della persona che fa il lavoro, piuttosto forse è di chi per anni è stato nel settore.

La proposta di pubblicazione è un accordo, non un favore di cui bisogna essere grati.

3) Lo scrittore raramente può negoziare

Avete mai sentito di uno scrittore che è riuscito a negoziare un contratto diverso o migliore? Difficilmente era uno non famoso.
“Il contratto è standard, prendere o lasciare”. In qualunque altro settore questo sarebbe considerato un abuso, ancora di più in una collaborazione tra fornitore e cliente.

4) Lo scrittore è trattato come un accattone

L’editoria italiana si bea del fatto che ci siano tanti scrittori e li tratta come accattoni, rifiutandosi di rispondere agli invii manoscritti se non interessati, ecc…
Ma questa situazione chi l’ha causata? Chi scrive o chi ha portato un mercato allo sfacelo?

5) Gli scrittori devono pagare per pubblicizzarsi

In molte fiere sulla editoria e sul libro, gli scrittori pagano il biglietto quasi intero e spesso altre commissioni. Oltre ad essere quelli che alla fine prenderanno meno soldi di tutti gli altri attori in atto, dovranno sostenere comunque molte spese

Foto: Robin Higgins Pixabay

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