Recensione della terza stagione di Stranger Things

“Stranger Things” è una serie televisiva americana uscita nel 2016 su Netflix e arrivata ora alla terza stagione: divenuta nel giro di pochi anni una vera e propria icona delle produzioni televisive fantascientifiche, è anche una delle più famose opere omaggio degli anni Ottanta.

La storia si svolge a Hawkins, una città fittizia che si trova nello Stato dell’Indiana, sede di un misterioso laboratorio; la vicenda si complica quando Will Byers, di ritorno da una serata di D&D, sparisce misteriosamente senza lasciare traccia. Sua madre Joyce e l’agente di polizia Hopper, suo fratello Jonathan e i suoi amici si mettono alla sua ricerca, la cui sparizione non è l’unica ad avvenire. Contemporaneamente, in seguito ad un incidente al laboratorio cittadino, Undici, una bambina/cavia di esperimenti, fugge e si rifugia da Mike, uno degli amici di Will, con cui instaura un rapporto molto stretto.

Se le prime due stagioni erano state pazzesche, anche la terza non è da meno; il primo episodio è leggermente sottotono, ma poi il ritmo diventa serrato e si finisce col divorare tutta la stagione in poco tempo. I personaggi sono sempre più definiti, anche grazie al fatto che i bambini stanno diventando grandi: ormai sono a tutti gli effetti degli adolescenti, anche se nella prima fase, quindi ancora colmi di ingenuità e di voglia di giocare (anche se non quanta Will vorrebbe). A questo però si accompagna la scoperta delle relazioni amorose, che iniziano a rivestire una certa importanza: ritroviamo infatti le varie coppie consolidate. Anche i personaggi adulti sono caratterizzati sempre meglio, in particolare Hopper, Joyce e Steve (che ormai, lo ammetto, amo alla follia). Nancy e Jonathan sono alle prese con un nuovo lavoro presso un giornale locale, nel quale però la ragazza, in quanto donna, viene trattata con sufficienza; Joyce cerca di ritrovare stabilità e serenità dopo gli eventi della passata stagione, mentre Steve è alle prese con una nuova fase della propria vita, bloccato in un lavoro un po’ ridicolo e lontano dalla popolarità studentesca. I giovani protagonisti sono però quelli cambiati maggiormente (soprattutto fisicamente): Mike, Undi, Lucas e Max sono alle prese con i propri ormoni, ma anche Dustin afferma di essersi trovato una ragazza ad un campo estivo (anche se gli credono in pochi); l’unico scarsamente interessato all’altro sesso sembra Will, ancora reduce dei vari traumi.

L’elemento di tensione maggiore, tuttavia, è sicuramente il nuovo mistero che si cela ad Hawkins: il portale, infatti, pare essere stato riaperto, ma questa volta da parte di un antagonista inaspettato. La creatura fuoriuscita è inoltre più temibile che mai e porterà una tragica devastazione nella città.

Anche la terza stagione ha il medesimo ritmo e la stessa carica emotiva delle precedenti, tuttavia, io l’ho trovata molto più horror: il mostro è veramente terrificante e l’angoscia per i suoi attacchi è ancora più intensa. Non voglio fare spoiler, ma vi ritroverete a soffrire moltissimo anche se ne varrà la pena, parafrasando Ron.

In conclusione, se avete amato le prime due stagioni adorerete anche questa (che non sarà l’ultima, visto che ne è prevista una quarta che dovrebbe essere conclusiva); se non avete ancora iniziato questa serie meravigliosa posso solo chiedervi cosa state aspettando.

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