Recensione di “Darkest Minds #3- L’ultimo bagliore” di Alexandra Bracken

“Darkest Minds- L’ultimo bagliore” è il terzo e ultimo romanzo della fortunata saga distopica Young Adult di Alexandra Bracken (non contando lo spin-off ambientato cinque anni dopo e un prequel): uscito nel 2018, è edito in Italia da Sperling&Kupfer.

Recensione del primo volume: https://themantovanis.blog/2019/09/03/recensione-del-libro-darkest-minds-di-alexandra-bracken/

Recensione del secondo volume: https://themantovanis.blog/2019/10/01/recensione-di-darkest-minds-una-ragazza-pericolosa-2-di-alexandra-bracken/

Questo romanzo, più lungo dei precedenti due, chiude la storia di Ruby e dei suoi amici, fornendo anche una conclusione a tutte le vicende della distopia statunitense: nessun finale aperto, nessuna domanda lasciata senza risposta, tutto trova una degna chiusura e spiegazione.

Il libro si pone come l’ultimo tassello della evoluzione della protagonista, che passa dall’essere la spaventata vittima del primo alla rabbiosa e pericolosa arma del secondo, fino a diventare un personaggio maturo, pieno di luci ed ombre. Il suo arco narrativo trova pieno approfondimento con la storia del campo di Thormund, che rivediamo nel terzo volume come uno spettro che era sempre stato nel cuore di Ruby, anche se lo avevamo abbandonato nei capitoli inziali del primo romanzo: ho trovato questo libro un perfetto terzo volume, poiché, come spesso capita nelle trilogie, va a riprendere le tematiche del primo e gli scontri del secondo, portando una sintesi armoniosa delle varie storie.

I personaggi, poi, sono stati descritti in modo superbo, con una complessità ed un’articolazione davvero notevoli; Cole, il fratello di Liam, già visto nel precedente volume, è stato per me la vera rivelazione del libro. Tormentato, tragico, profondo, ha rappresentato per me un gioiello raro nella letteratura YA: pur avendo trovato odioso il suo carattere scontroso e autoritario, confesso di averlo amato e seguito con trasporto.

Un’altra menzione speciale va all’antagonista della trilogia, Clancy, anche qui approfondito con empatia e meticolosità, riuscendo perfettamente nel connubio tra crudeltà e pietà: personaggio tragico, patetico e terrificante allo stesso tempo, è stato una vera chicca e sublime da leggere e (talvolta) da odiare.

Il romanzo è lungo, ma scorre veloce, con un ritmo notevole. Si divide in due parti, secondo me, costruite in modo diverso: la prima ha un’impostazione più d’azione, con molte missioni e una sfumatura militaresca; la seconda, invece, analizza di più i personaggi e i rapporti tra loro e le loro reazioni di fronte alla situazione politica.

Ho trovato, inoltre, che l’autrice abbia trattato ogni personaggio con rispetto ed empatia: ognuno ha le sue motivazioni per fare quello che fa, non c’è mai il gusto di umiliare i personaggi scomodi o antipatici, nessuno, per intenderci, blasta nessun altro. Ho apprezzato molto questo aspetto e mi ha coinvolto ancora di più nella lettura.

In conclusione, un perfetto volume finale per una trilogia davvero entusiasmante ed avvincente, che consiglio a tutti gli amanti del distopico e dei romanzi YA.

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