Recensione di “Chi nasce a San Giuda” di Gabriele Dolzadelli

“Chi nasce a San Giuda” è il nuovo romanzo di Gabriele Dolzadelli, edito da Morellini Editore, uscito in anteprima al Salone del Libro di Torino e ufficialmente il 21 Ottobre 2021.
La trama segue gli eventi di un gruppo di amici del paese di San Giuda, in una valle lombarda, a solo un’ora da Milano ma chiusa in se stessa e facente micro cosmo.

Biagio, studente nel capoluogo lombardo, è costretto a tornare a casa per il funerale del padre: l’occasione triste diventa pretesto per ritrovare il suo gruppo di amici che, a differenza sua, sono rimasti bloccati nella valle.

Iacopo, con la nuova fidanzata Alice, è schiacciato dalle aspettative del padre che fa l’allevatore e vuole che il giovane segua le sue orme.

Noah è disperato perché non ha i soldi per permettere alla sorella di accedere ad un trial clinico a pagamento, unica speranza per salvarle la vita.

Diego, l’unico ad essersi staccato dal gruppo, è inseguito da strozzini e dalla malavita.

Le cose cambiano improvvisamente quando si scopre che il papà di Biagio gli ha lasciato 10 milioni di euro rubati. Tanto denaro, troppo, di cui tutti hanno bisogno tranne Biagio, che vorrebbe consegnarlo alla polizia.

Non è l’avidità a sconvolgere il gruppo di amici, ma la disperazione, il bisogno di riscatto, ma soprattutto di scappare via da una valle che è tanto bella quanto opprimente.

Chi nasce a Sa Giuda però, dicono, muore a San Giuda, e i soldi iniziano a sporcarsi di sangue. Lo stesso nome del paese gioca volutamente con l’omonimia con Giuda Iscariota, il traditore. Quanto può essere forte l’amicizia di fronte al sospetto e al bisogno?

Il romanzo è un misto tra uno spaccato di vita di un paese e un thriller, ma sono soprattutto i personaggi ad essere al centro della narrazione: tutti hanno ottime ragioni per “meritarsi” il denaro, tutti ne hanno bisogno, ma questo non conterà nulla.

Lo stile di Dolzadelli è asciutto ma colmo di empatia, riesce con grande abilità a dipingerci una valle, una vita di paese così tipica in Italia.

Il ritmo è molto rapido e il romanzo si legge velocemente (io l’ho divorato in una sera), complici i cambi di punti di vista dei personaggi.

Assolutamente consigliato per gli amanti dei thriller nostrani.

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