Recensione di “The Ink Black Heart” di Robert Galbraith alias J.K. Rowling / Review of “The Ink Black Heart” by Robert Galbraith aka J.K. Rowling

“The Ink Black Heart” è un romanzo giallo scritto da JK Rowling (pubblicato con lo pseudonimo di Robert Galbraith), sesto volume della serie sull’investigatore privato Cormoran Strike.

Nel bel mezzo di un intenso periodo lavorativo per l’agenzia investigativa di Strike e Robin, un giorno si presenta alla loro porta una giovane donna sconvolta: si tratta di Edie Ledwell, creatrice di un cartone animato su YouTube, “The Ink Black Heart” che ha ottenuto successo da indipendente per sbarcare poi su Netflix. Da anni è soggetta a una campagna di odio online fatta di insulti e fake news che gira intorno ad “Anomie”, misteriosa figura che ha creato un gioco ispirato all’opera di Edie che da fan si è trasformato in carnefice. Edie sospetta che dietro Anomie si celi qualcuno vicino a lei, ma Robin, dal momento che l’agenzia ha troppo lavoro, si trova, pur riluttantemente, a dover rifiutare il caso.

Le cose cambiano quando, poco tempo dopo, Edie viene accoltellata a morte nel cimitero di Highgate e il suo agente si rivolge all’agenzia per scovare Anomie.

Durante l’indagine, Strike e Robin continueranno ad acquisire, molto lentamente, consapevolezza dei sentimenti che nutrono l’uno per l’altra, mentre l’ex-fidanzata di Cormoran, Charlotte, lo coinvolge nella sua causa di divorzio.

Il romanzo è decisamente corposo: ben 1200 pagine nella versione originale, che tuttavia si leggono talmente in fretta che sarei stata contenta di averne anche 1200 di più, infatti l’ho divorato in pochi giorni.

L’indagine è una gioia per chi, come me, ama i romanzi che si compongono come un mosaico di tanti personaggi che si delineano poco a poco come potenziali colpevoli, ciascuno con una propria storyline articolata; e ovviamente per chi da ormai anni si chiede se Strike e Robin finalmente riusciranno a mettersi insieme, visto il britannico aplomb con cui (non) affrontano i propri sentimenti.

Anche i fan della Londra vittoriana e delle sue atmosfere gotiche saranno felici di vedere ambientate molte scene significative nell’inquietante cimitero di Highgate.

Il libro affronta il tema dell’odio online, che l’autrice conosce da vicino: le dinamiche dei gruppi online, tra realtà e anonimato, sono descritti in modo accurato e pungente, con la vena di satira tipica della scrittura della Rowling. Nel corso del romanzo si incontrano estremisti di destra, incel, fan dal comportamento inquietante e non, catfishing, blogger solerti nel vedere pregiudizi un po’ dappertutto eccetera, che vanno a creare un universo estremamente convincente.

Come ormai sempre accade all’uscita di uno dei suoi nuovi libri, anche “The Ink Black Heart” è stato oggetto delle più fantasiose fake news: ad esempio, ho letto articoli che parlavano di come questa sarebbe una “fanfiction con self insertion” in quanto la trama ricalcherebbe l’esperienza della Rowling con le accuse su Twitter. Naturalmente non è vero: per quanto a grandi linee uno possa immaginare che la sua esperienza con il web possa avere influito nella descrizione di alcune dinamiche, è davvero difficile rivedere la celebre autrice, una delle donne di maggior successo e ricchezza della Gran Bretagna, nella vittima, giovane artista indie che disegna fumetti col fidanzato in una comune.

Anche l’informazione che ho visto circolare riguardo al fatto che il libro parlerebbe di una donna “perseguitata online dopo essere stata accusata di transfobia” è inesatta: Edie viene accusata un po’ di tutto ma la transfobia viene citata molto marginalmente, mentre l’accusa principale di Anomie nei suoi confronti, intorno a cui è costruita tutta la campagna d’odio, è quella di essere avida e accentratrice.

Sembra persino assurdo doverlo specificare ma il romanzo non è composto, come anche ho letto in un articolo, da “1200 pagine di tweet”: trattandosi di un’indagine in cui i social media occupano una parte importante, vengono in alcune occasioni riportati tweet o estratti di chat tra gli utenti del gioco di Anomie, ma sicuramente non sono d’ostacolo alla lettura e costituiscono una parte infinitesimale della narrazione.

Come al solito esorto a leggere l’oggetto della polemica prima di lasciarsi andare alla facile indignazione o premere su “condividi”, e consiglio questo libro a tutti i fan delle indagini lunghe e complicate, nonché ovviamente ai lettori della serie che non ne saranno delusi.

“The Ink Black Heart” is a crime novel written by JK Rowling (published under the pseudonym Robert Galbraith), the sixth volume in the series about private detective Cormoran Strike.

In the middle of an intense period of work for Strike and Robin’s detective agency, a distraught young woman shows up at their door one day: it’s Edie Ledwell, creator of a YouTube cartoon, ‘The Ink Black Heart’, which gained success as an independent and then landed on Netflix. For years, she has been subjected to an online hate campaign of insults and fake news revolving around ‘Anomie’, a mysterious figure who created a game inspired by Edie’s work and that turned from a fan into a hater. Edie suspects that someone close to her is behind Anomie, but Robin, since the agency is overworked, reluctantly ì turns down the case.

Things change when, shortly afterwards, Edie is stabbed to death in Highgate Cemetery and her agent turns to the agency to track Anomie down.

During the investigation, Strike and Robin continue to very slowly become aware of their feelings for each other, while Cormoran’s ex-girlfriend Charlotte involves him in her divorce proceedings.

The novel is decidedly meaty: no less than 1200 pages, which nevertheless reads so quickly that I would have been happy with even 1200 more, in fact I devoured it in a few days.

The investigation is a joy for those who, like me, love novels that are put together like a mosaic of many characters who gradually emerge as potential culprits, each with their own articulated storyline; and of course for those who have been wondering for years whether Strike and Robin will finally get together, given the British aplomb with which they (don’t) deal with their feelings.

Fans of Victorian London and its Gothic atmosphere will also be happy to see many significant scenes set in the eerie Highgate Cemetery.

The book deals with the theme of online hatred, with which the author is intimately familiar: the dynamics of online groups, between reality and anonymity, are described in an accurate and biting way, with the vein of satire typical of Rowling’s writing. In the course of the novel, one encounters right-wing extremists, incels, fans with disturbing behaviour and not, catfishing, bloggers keen to see prejudice in pretty much anything, etc., all of which create an extremely convincing universe.

As is now always the case with the release of one of her new books, ‘The Ink Black Heart’ has also been the subject of the most imaginative fake news: for instance, I have read articles talking about how this is a ‘self-insertion fanfiction’ with as the plot would trace Rowling’s experience with Twitter accusations. Of course this is not true: however broadly one might imagine that her experience with the web might have influenced the description of certain dynamics, it is really hard to see the famous author, one of the most successful and wealthiest women in Britain, in the victim, a young indie artist drawing comics with her boyfriend in a commune.

The information I have seen circulating about the book being about a woman ‘persecuted online after being accused of transphobia’ is also inaccurate: Edie is accused of a bit of everything, but transphobia is mentioned very marginally, while Anomie’s main accusation against her, around which the whole hate campaign is built, is that of being greedy and a control freak.

It even seems absurd to have to specify this, but the novel does not consist, as I also read in an article, of ‘1,200 pages of tweets’: since it is an investigation in which social media occupies an important part, tweets or excerpts of chats between the users of Anomie’s game are reported on occasions, but they certainly do not hinder the reading and constitute an infinitesimal part of the narrative.

As usual, I urge readers to read the subject matter before indulging in easy indignation or hitting ‘share’, and I recommend this book to all fans of long and complicated investigations, and of course to readers of the series who will not be disappointed.

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