Recensione di “La quinta stagione” di N.K. Jemisin/ Review of “The fifth season” by N.K. Jemisin

La recensione è presente in doppia lingua/ English follows!

 

1f1ee-1f1f9“La quinta stagione” è un romanzo ibrido tra fantascienza e fantasy, scritto da N.K. Jemisin e pubblicato in Italia da Mondadori nel 2019: il libro fa parte della trilogia de “La Terra Spezzata”, vincitrice di tre premi Hugo consecutivi, ma di cui, per ora, è stato tradotto solo il primo volume.

Il romanzo, distopico, è ambientato in una Terra in cui c’è solo un continente, chiamato “Immoto”, periodicamente sconvolto  da eventi catastrofici di natura sismica, che distruggono la terra e fanno eruttare i vulcani: tali eventi sono chiamati dagli immoti “la Quinta stagione”, che dà appunto il titolo al libro. Nell’Immoto, tuttavia, ci sono delle persone con delle abilità particolari, che sono in grado di prevedere, arginare (ma anche talvolta provocare) tali terremoti: sono gli orogeni, persone potenti ma anche temute e odiate. La trama descrive proprio tre orogene, Essun, Damaya e Syenite, che cercano in modi diversi di vivere con il loro potere… o con la loro maledizione, a seconda dei punti di vista.

“La Quinta Stagione” è un romanzo insolito, sia per i contenuti che per lo stile: il mondo che viene presentato è ricco ed elaborato, il wordbuilding è estremamente curato, presentando aspetti positivi e negativi, in una distopia articolata e complessa. Lo stile è particolare, con un’alternanza di tipo di punto di vista (seconda persona singolare, terza persona) oltre che del personaggio narrante. Personalmente non ho apprezzato il prologo, l’ho trovato noioso e pomposo come stile, ma mi sono dovuta ricredere una volta iniziata la narrazione dei personaggi principali. L’inizio mi ha dato l’impressione di essere un po’ slegato dal resto del romanzo, specialmente dal punto di vista del ritmo, che poi diventa sostenuto nella trama avvincente.

I personaggi sono ben delineati, trattati con empatia e comprensione, evitando che venga tracciata una linea netta tra buoni e cattivi. L’approfondimento psicologico è molto curato, soprattutto il tema del rapporto con il proprio potere e con i sensi di colpa; anche la sessualità è tratta in modo complesso, anche se, ammetto, spesso avrei fatto volentieri a meno di tutte quelle descrizioni. Il romanzo, infatti, alterna descrizioni approfondite e auliche ad uno stile crudo e un po’ grimdark; nonostante io non sia un’amante del genere, il testo non risulta mai disturbante o cringe, per questo l’ho apprezzato.

In conclusione, è un romanzo che secondo me merita i premi che ha vinto: Jemisin ha scelto un modo originale e personalissimo di riprendere il genere fantasy, mischiandolo con il distopico e la fantascienza e creando un mix davvero notevole. Non vedo l’ora che i prossimi escano in Italia!

la quinta stagione

 

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“The Fifth Season” is a hybrid sci-fi and fantasy novel, written by N.K. Jemisin and published by Orbit in 2015: the book is part of the “The Obelisk Gate” trilogy, winner of three consecutive Hugo awards.

This dystopian novel is set in a land where there is only one continent, called “Stillness”, periodically upset by catastrophic events of seismic nature, which destroy the earth and make volcanoes erupt: such events are called by the stills “the Fifth Season”, which gives the title to the book. In the Stillness, however, there are people with particular skills, who are able to predict, contain (but also sometimes cause) such earthquakes: they are the orogenes, powerful people that are feared and hated by the population. The plot describes three orogenes women, Essun, Damaya and Syenite, who try in different ways to live with their power… or with their curse, depending on their points of view.

“The Fifth Season” is an unusual novel, both for its contents and for its style: the world that is presented is rich and elaborate, wordbuilding is extremely developed, outlining positive and negative aspects, in an articulated and complex dystopia. The style is very characteristic, with an alternation of the type of point of view (second person singular, third person) as well as the narrator. Personally I did not appreciate the prologue, I found it boring and pompous style-wise, but I changed my mind once I started the story of the main characters. The beginning gave me the impression of being a bit unconnected with the rest of the novel, especially from the point of view of the rhythm, which then becomes sustained in the compelling plot.

The characters are well outlined, treated with empathy and understanding, avoiding a clear line between good and bad. The psychological analysis is very accurate, especially the theme of the relationship with one’s own power and feelings of guilt; even sexuality is treated in a complex way, even if, I admit, I would often have done without all those descriptions. The novel, in fact, alternates in-depth and courtly descriptions with a graphic, slightly grimdark style, although I am not a fan of the genre, the text is never disturbing or cringey, so I appreciated it.

In conclusion, it’s a novel that in my opinion deserves the awards it won: Jemisin has chosen an original and very personal way to treat the fantasy genre, mixing it with dystopian and science fiction elements and creating a really remarkable mix.

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