Recensione di “Backup” di Gabriele Dolzadelli

“Backup” è un romanzo di fantascienza distopica scritto e prodotto da Gabriele Dolzadelli e uscito il 4 dicembre 2019.

La storia inizia presentandoci un uomo, il nostro protagonista Paul Wagner, che decide di suicidarsi, lasciando moglie e figlio; tuttavia, nel capitolo successivo, l’uomo si risveglia nel 2111, ritrovandosi in un mondo completamente diverso e, all’inizio, privo di memoria. Il lettore condivide lo stesso smarrimento di Paul e, grazie anche ad una serie di flashback, riesce pian pianino a ricostruire le motivazioni dell’uomo e lo segue con sempre maggiore attaccamento nella sua avventura del progetto “Backup”, cioè il trasferimento della coscienza in corpi differenti, avvicinandosi sempre di più al concetto di immortalità.

Il romanzo tratta tematiche molto variegate e molto complesse, tipiche della fantascienza moderna: il primo, più interessante, è quello dell’avvicinamento del cervello ad un sistema informatico, fino ad arrivare al concetto di “spostamento” della mente come un file. Il secondo, altrettanto articolato, è il concetto di un’etica in costante cambiamento: Paul lascia il 2016 con la sua mentalità inalterata, ma nel frattempo il mondo e la scienza sono cambiati, così anche il concetto di etica e di giustizia. Il terzo grande tema affrontato da “Backup” è quello della robotica, non tanto in senso classico quanto ibrido, cioè legato all’uomo: vediamo quindi una integrazione quasi naturale tra il corpo umano e quello artificiale.

Nonostante il libro abbia tutti gli elementi tipici della fantascienza, credo che sia prima di tutto una distopia, specialmente per come è presentata la Terra nel 2111: i cambiamenti ambientali, sociali, migratori, economici hanno modificato la situazione fisica e geopolitica irrimediabilmente. Non esistono più gli Stati nazionali, non esiste più gran parte della nostra società e questo fornisce una interessante cornice allo smarrimento del protagonista (e, di conseguenza, del lettore).

L’espediente della confusione di Paul permette inoltre all’autore di creare un sempre maggiore dubbio su quale sia la realtà e quale sia invece la menzogna: in un mondo in cui la scienza si è evoluta tanto da modificare le regole del cervello, percezione e realtà sono concetti non così facilmente distinguibili e questo porta il lettore a dubitare di tutto ciò che vede, flashback compresi.

Il romanzo sembra diviso in due parti distinte: la prima è di presentazione del personaggio e della situazione e mi ha ricordato un misto tra il film Self Less e Wayward Pines. La seconda parte è di azione e più intensa, sia a livello di eventi che a livello emotivo.

In conclusione, è un romanzo che consiglio agli amanti della fantascienza distopica; nonostante sia indicato come primo volume di una saga, si può leggere anche come autoconclusivo, cosa che sarà apprezzata da molti.

Back up Gabriele dolzadelli

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