Perché ho amato “Star Trek Deep Space Nine”/ Review of “Star Trek Deep Space Nine”

“Star Trek Deep Space Nine” è una serie tv dell’universo di Star Trek, andata in onda dal 1993 al 1999, spin off di “The Next Generation” e seguita da un suo stesso spin off “Voyager” (precedentemente recensita qui). Andata in onda sui canali RAI, al momento è tutta disponibile su Netflix.

Si tratta dell’unica serie di Star Trek non ambientata su una nave spaziale, bensì su una stazione del quadrante Alpha chiamata “Deep Space Nine”. Questa base, nata come avamposto cardassiano con il nome di Terok Nor, viene ceduta dal popolo di Bajor (da poco liberatosi di decenni di occupazione da parte di Cardassia) alla Federazione, in cambio di protezione. L’interesse principale di questi ultimi, tuttavia, è verso il tunnel spaziale stabile che si è aperto accanto a Bajor, unico portale verso il misterioso e inesplorato quadrante Gamma.

Benjamin Sisko (Avery Brooks), comandante della federazione (rimasto tragicamente vedovo dopo un attacco sferrato dallo stesso Picard quando era sotto il controllo dei Borg), arriva sulla stazione insieme al figlio Jake (Cirroc Lofton) e due ufficiali, il dottor Bashir (Alexander Siddig) e l’ufficiale scientifico Jadzia Dax (Terry Farrell). Jadzia è la nuova ospite del simbionte Dax, che prima occupava il corpo di Curzon, un vecchio amico di Sisko e i due, nonostante il cambio di corpo e di sesso, continuano a frequentarci da vecchi amici. Sulla stazione, Sisko deve lavorare a stretto contatto con il Maggiore Kira Nerys (Nana Visitor), bajoriana della vecchia resistenza e inizialmente diffidente verso la Federazione, e il Conestabile Odo, un mutaforma addetto alla sicurezza dal carattere ostile. Nel pilota vengono raggiunti anche da un personaggio della serie The Next Generation, Miles O’Brien (Colm Meaney), che assume il ruolo di Ingegnere Capo (questa tendenza continuerà nelle successive stagioni, quando uno dei protagonisti di TNG, Worf, si unirà al cast). Su Deep Space Nine è presente anche un bar gestito dal ferengi Quark (Armin Shimerman) e dalla sua famiglia. Nonostante le grandi differenze che ci sono tra i ferengi e gli umani, e nonostante la contrarietà di entrambe le famiglie, Jake e Nog, il nipote di Quark, diventano grandi amici.

Riassumere la trama in poche righe non è facile, in quanto la storia descrive gli equilibri politici di Bajor, Cardassia e il Quadrante Gamma, le cui rispettive storyline si intrecciano su Deep Space Nine, fulcro di scambi e di macchinazioni e intrighi politici e militari. Diversamente dalle altre serie di Star Trek, l’ambientazione di una base permette di vedere tanti personaggi ricorrenti tornare e rincontrare i protagonisti, nonché gli stessi sono abbastanza mobili e molte volte li vediamo esplorare i pianeti del quadrante Alpha, in particolare Bajor.

Sulla stazione vediamo principalmente la rinascita dei bajoriani e del loro riapproriarsi di un ruolo di primo piano dopo anni di dominazione straniera: il personaggio di Kira rappresenta proprio questa parte e io l’ho apprezzata particolarmente, in quanto è sia una combattente pragmatica quanto una fervente credente della religione bajoriana, che vede nel tunnel spaziale la casa dei Profeti, le loro divinità.

Il personaggio che più ho amato, però, è stato sicuramente Odo, il mutaforma: iroso, sensibile, misterioso e veramente sfortunato, mi ha incantato e con lui ho sofferto, pianto e sperato, complice un’interpretazione superlativa del da poco scomparso René Auberjonois.

Anche gli antagonisti, in un certo senso, mi hanno rubato il cuore: personaggi complessi, a tutto tondo, che rimangono incerti tra la luce e l’oscurità per molte puntate e capaci di conquistare gli spettatori. Nonostante i Cardassiani ne escano come un popolo aggressivo e crudele, i loro personaggi sono quelli che ho imparato ad apprezzare maggiormente, a cominciare da Garak (Andrew Robinson), spia/sarto esiliato su Deep Space Nine, Gul Dukat (Marc Alaimo), spietato ma anche affascinante leader dell’occupazione di Bajor e, infine, Damar, aiutante di Gul Dukat. Una menzione particolare va alla performance di Louise Fletcher nel ruolo di Winn Adami, capo spirituale di Bajor e ambiziosa politica.

Non saprei da dove iniziare a elencare le cose che ho amato di questa serie: i personaggi (una coppia in particolare mi ha fatto sospirare come non facevo dai tempi delle fan fiction), così intensi e approfonditi, la trama ricca di alleanze e tradimenti, un continuo ribaltarsi di situazioni politiche controverse, oppure la storia di Bajor e Cardassia, che, lo ammetto, mi ha davvero fatto innamorare della serie.

In conclusione, non posso che consigliarla a tutti gli amanti della fantascienza. Trattandosi di uno spin off è abbastanza slegato dal resto della serie da poter essere apprezzato anche a chi si affaccia all’universo di Star Trek per la prima volta.

“Star Trek Deep Space Nine” is a TV series of the Star Trek universe, aired from 1993 to 1999, spin off of “The Next Generation” and followed by its own spin off “Voyager” (previously reviewed here).

This is the only Star Trek series not set on a spaceship, but on an Alpha quadrant station called “Deep Space Nine”. This base, born as a Cardassian outpost under the name of Terok Nor, is given by the people of Bajor (recently freed of decades of occupation by Cardassia) to the Federation, in exchange for protection. The main interest of the latter, however, is towards the stable space tunnel that opened next to Bajor, the only portal to the mysterious and unexplored Gamma quadrant.

Benjamin Sisko (Avery Brooks), commander of the federation (tragically widowed after an attack made by Picard himself when he was under the control of the Borgs), arrives on the station with his son Jake (Cirroc Lofton) and two officers, Dr. Bashir (Alexander Siddig) and scientific officer Jadzia Dax (Terry Farrell). Jadzia is the new guest of the symbiont Dax, who previously occupied the body of Curzon, an old friend of Sisko and the two, despite the change of body and sex, continue to frequent as old friends. On the station, Sisko has to work closely with Major Kira Nerys (Nana Visitor), a Bajoran of the old resistance and initially distrustful of the Federation, and Constable Odo, a shape-shifter with a hostile character. In the pilot are also joined by a character from the series The Next Generation, Miles O’Brien (Colm Meaney), who assumes the role of Chief Engineer (this trend will continue in later seasons, when one of the protagonists of TNG, Worf, will join the cast). On Deep Space Nine there is also a bar run by Ferengi Quark (Armin Shimerman) and his family. Despite the great differences between Ferengi and humans, and despite the opposition of both families, Jake and Nog, Quark’s nephew, become great friends.

Recumulating the plot in a few lines is not easy, as the story describes the political balances of Bajor, Cardassia and the Gamma Quadrant, whose respective storylines intertwine on Deep Space Nine, the hub of political and military exchanges and intrigues. Unlike other Star Trek series, the setting of a base allows to see many recurring characters come back and meet the protagonists, as well as they are quite mobile and many times we see them exploring the planets of the Alpha Quadrant, especially Bajor.

On the station we mainly see the rebirth of the Bajorans and their reappearance of a leading role after years of foreign domination: Kira’s character represents this element and I particularly appreciated her, as she is both a pragmatic fighter and a fervent believer of the Bajoran religion, who sees in the wormhole the house of the Prophets, their divinities.

The character I loved the most, however, was certainly Odo, the shape-shifter: irastic, sensitive, mysterious and really unlucky, he enchanted me and with him I suffered, wept and hoped, thanks to a superlative interpretation of the recently deceased René Auberjonois.

Also the antagonists, in a way, have stolen my heart: complex, all-round characters, who remain uncertain between light and darkness for many episodes and able to conquer the audience. Although the Cardassians come out of it as an aggressive and cruel people, their characters are the ones I have learned to appreciate the most, starting with Garak (Andrew Robinson), tailor/spy exiled on Deep Space Nine; Gul Dukat (Marc Alaimo), ruthless but also fascinating leader of the Bajor occupation and, finally, Damar, Gul Dukat’s aide. A special mention goes to Louise Fletcher’s performance as Winn Adami, Bajor’s spiritual leader and ambitious politician.

I wouldn’t know where to start listing the things I loved about this series: the characters (one couple in particular made me sigh as I haven’t done since the fan fiction days), so intense and deep, the plot full of alliances and betrayals, a continuous reversal of controversial political situations, or the story of Bajor and Cardassia, which, I admit, really made me fall in love with the series.

In conclusion, I can only recommend it to all lovers of science fiction. Since it’s a spin off, it’s enough disconnected from the rest of the series to be appreciated even by those who are looking at the Star Trek universe for the first time.

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