Recensione di “Perpetual Life One” di Linda Talato

“Perpetual Life One” è un racconto lungo scritto da Linda Talato e pubblicato dal Delos Digital nel 2022.

Alfredo è un giovane giornalista che deve intervistare Tamara Duerres, una “perpetua”, cioè una persona che intorno ai quarant’anni ha assunto un farmaco sperimentale che consente di interrompere l’invecchiamento e vivere praticamente in eterno. Tamara ha preso la decisione di sottoporsi al trattamento dopo aver appena rotto con Francesco, il suo fidanzato di sempre e grande amore, a causa dell’insoddisfazione per la sua vita priva di prospettive di cambiamento. Grazie al farmaco Tamara ha potuto reinventarsi molte volte, ritornare all’università, avere una figlia, vivere molte esistenze diverse grazie alla mancanza di una data di scadenza… ma a poco a poco la vita eterna inizia a delinearsi come una maledizione e non come la promessa di una perpetua felicità.

Il racconto di Linda Talato parte da un’ambientazione fantascientifica in un futuro non troppo lontano per porre in realtà una questione filosofica: quanto è importante la morte nell’esperienza della vita umana?

Tamara e gli altri perpetui sono inizialmente euforici per le illimitate prospettive che si presentano davanti a loro, ma questa abbondanza sempre svuotare di significato tutto quello che fanno: le persone che incontrano e con cui stringono rapporti non sono più presenze preziose ma compagni di viaggio temporanei da cui ci si aspetta di separarsi presto o tardi; i luoghi e le situazioni sono soltanto tappe verso qualcosa di sempre migliore che alla fine non arriva mai.

L’aspetto che mi è piaciuto di più di questo racconto è come parta dall’introspezione dei personaggi per portare il lettore a considerazioni esistenziali sulla vita umana e come l’idea della morte metta in prospettiva tutte le esperienze che viviamo.

Allo stesso tempo, un aspetto vagamente distopico e molto ben riuscito è l’ambientazione non così dissimile dalla nostra ma ancora più spietata: la società sembra priva di solidarietà e ancora più individualistica. Anche senza la morte, la divisione tra poveri e ricchi è più netta che mai, e il dubbio che in qualche modo la vita eterna non sia altro che un’estensione eterna di un potenziale consumatore assale il lettore man mano che la storia procede.

In conclusione, consiglio questo racconto a tutti gli amanti della fantascienza più introspettiva e filosofica.

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