“Ovunque sia casa” di Ghila Piattelli è un romanzo giallo e introspettivo edito da La Giuntina, uscito nel 2026.
Nel cuore di Gerusalemme si trova un vecchio condominio che i suoi abitanti chiamano “il treno dei matti”: un luogo carico di storie irrequiete, segnate da guerre, migrazioni e segreti mai davvero rimossi. Qui il passato continua a insinuarsi nel presente, riemergendo nei ricordi e nei silenzi. È tra queste mura che si incontrano Nili Carmon, ispettrice in pensione chiamata a riaprire il caso di una morte in un ospedale psichiatrico, legata a una diagnosi di depressione e mai del tutto chiarita. La nuova indagine, poco alla volta, riporta alla luce legami dimenticati, verità rimosse e vite che tornano a intrecciarsi attorno a un passato tutt’altro che concluso.
I personaggi sono costruiti con grande attenzione e risultano tutti credibili e sfaccettati. Nili è una protagonista solida, guidata dalla volontà di fare chiarezza ma anche dalle sue necessità pratiche e un po’ egoiste. Sivan Navon, la figlia della vittima, vive invece in equilibrio tra dolore e rinascita, rendendo il suo percorso emotivo particolarmente coinvolgente. A queste due voci si affianca quella di Aviv Stern, forse la più interessante e il vero protagonista: enigmatico, legato a Sivan da un amore di lunga durata dai contorni oscuri, è il custode del condominio e della memoria dei suoi abitanti. Attraverso ciò che scrive per l’ispettrice, Aviv ricostruisce frammenti di vita che diventano fondamentali per avvicinarsi alla verità, dando al romanzo una dimensione quasi corale.
L’ambientazione è uno degli elementi più riusciti del libro. Il condominio del “treno dei matti” appare come uno spazio chiuso, denso, quasi opprimente, in cui ogni stanza sembra custodire un pezzo di passato. Al contrario, Michmoret introduce una dimensione completamente diversa, più aperta e luminosa, legata al mare e a una sensazione di libertà. Questo contrasto tra luoghi si riflette anche nella struttura narrativa, che si sviluppa su due piani temporali intrecciati con naturalezza, contribuendo a creare un ritmo coinvolgente.
Quello che mi è piaciuto di più è senza dubbio lo stile di Ghila Piattelli, capace di essere essenziale e al tempo stesso intensamente evocativo. La scrittura è avvincente, quasi ipnotica, costruita attraverso pochi dettagli ma scelti con precisione, che restituiscono atmosfere vivide e immersive. Il romanzo scorre con facilità, si legge tutto d’un fiato, ma lascia anche spazio alla riflessione, soprattutto nel modo in cui affronta temi come la memoria, la verità e il peso delle omissioni. Funziona molto bene anche l’equilibrio tra componente investigativa e dimensione emotiva, che rende la storia più profonda di un semplice mistero da risolvere.
Consigliato a chi cerca storie corali capaci di intrecciare mistero e introspezione e a chi ha apprezzato letture in cui i legami familiari e i segreti si costruiscono lentamente, come nei libri di Isabel Allende o Elena Ferrante, da leggere velocemente ma da metabolizzare con calma.

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