“L’ombra di Hidesands” è un romanzo giallo scritto e prodotto da Laura Usai; fa parte della serie “Le indagini del circolo” (vi avevo precentemente parlato de “La volpe di Londra”), ma entrambi i libri possono essere letti da soli in quanto autoconclusivi.
Se il primo libro mi aveva conquistata per l’ambientazione e per la sua piacevole atmosfera vittoriana, questo secondo capitolo mi è piaciuto ancora di più.
La trama è un’altra indagine del Circolo, con protagonisti Samuel Neal, agente abituato a lavorare da solo, e Lynzee Hogart, che devono lavorare insieme per rintracciare Isaac Lee, un ex membro del Circolo in fuga. Diversamente dal primo, caratterizzato da ambientazione urbana, la missione li porta lontano da Londra, nel piccolo e isolato villaggio di pescatori di Hidesands, nel Suffolk, dove dovranno fingersi marito e moglie per infiltrarsi nella comunità senza destare sospetti. L’indagine prende presto una piega inaspettata: un omicidio, vecchi rancori, scandali e un’antica leggenda locale trasformano la ricerca di Isaac in un caso molto più complesso del previsto. E mentre Samuel e Lynzee cercano di capire di chi potersi fidare, emerge il sospetto che qualcuno li stia osservando fin dal loro arrivo. Per arrivare alla verità dovranno imparare a fidarsi l’uno dell’altra, mettendo però a rischio i segreti che entrambi preferirebbero mantenere nascosti.
L’ombra di Hidesands è un giallo nel senso più classico del termine: avvincente, ricco di piste, indizi e personaggi, con un’indagine che si sviluppa attraverso diverse vicende che finiscono per intrecciarsi tra loro. Non è il tipo di giallo “all’italiana” in cui si arriva alla fine dopo poche pagine seguendo un’unica pista abbastanza prevedibile, né la storia del solito poliziotto tormentato che deve semplicemente risolvere un caso. Qui c’è invece una vera indagine, articolata e approfondita, che lascia spazio a numerosi sospetti e possibilità. Proprio questo è uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente.
La trama è costruita come un mosaico: ogni personaggio ha una propria storia, le proprie motivazioni e i propri problemi e, man mano che si procede nella lettura, i diversi tasselli vanno a comporre un quadro sempre più complesso. I protagonisti sono ben delineati e soprattutto credibili: hanno difetti, debolezze e difficoltà, ma mai così grandi da impedire al lettore di comprenderli o, almeno in parte, empatizzare con loro.
Per certi aspetti mi ha ricordato i gialli di Robert Galbraith (Rowling), soprattutto per questo modo di costruire l’indagine attorno a personaggi tridimensionali e a vicende che non sono semplicemente funzionali alla soluzione del caso.
A fare da splendida cornice c’è ancora una volta l’Inghilterra vittoriana. Laura Usai dimostra di conoscere e amare profondamente l’epoca e riesce a ricrearla senza trasformare l’ambientazione in una semplice decorazione. Anche il linguaggio contribuisce moltissimo: i personaggi parlano come persone appartenenti al loro tempo e, in un’epoca in cui nei romanzi ambientati nel passato capita spesso di incontrare dialoghi fin troppo moderni, è davvero piacevole leggere un libro nel quale tutti parlano… bene. Niente parolacce, turpiloquio, niente brutture: difficile non amare un’ambientazione così, malgrado i suoi problemi sociali.
Ho apprezzato inoltre il fatto che, pur trattandosi del secondo romanzo legato al Circolo, L’ombra di Hidesands possa essere letto tranquillamente anche da chi non ha ancora conosciuto La volpe di Londra. Naturalmente leggere il primo libro permette di comprendere meglio il mondo del Circolo, ma la nuova indagine ha una propria struttura e una propria storia.
Se nel primo romanzo avevo apprezzato soprattutto l’ambientazione e il ritmo, qui ho trovato una costruzione più ampia e articolata, capace di regalare al lettore quella soddisfazione che cerco sempre in un buon giallo: avere diverse teorie, cambiare idea, seguire una pista e poi scoprire che forse non era quella giusta.
Insomma, L’ombra di Hidesands mi è piaciuto davvero molto. È un giallo classico, ma tutt’altro che scontato, con un’ambientazione affascinante, una trama ricca e personaggi ai quali è facile affezionarsi. Soprattutto è uno di quei libri che ricordano quanto possa essere bello lasciarsi semplicemente coinvolgere da una buona storia.
Consigliato, soprattutto a chi ama i gialli ambientati nel passato e cerca un’indagine ben costruita, ma anche a chi, come me, si è appassionato alla penna di Laura Usai.

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